Il Piemonte sta attraversando una profonda crisi industriale e occupazionale, certificata dalle misurazioni dell'Istat più recenti, secondo le quali sono andati persi 17mila posti di lavoro e gli occupati nel comparto manifatturiero sono diminuiti di 25mila unità. La Lega ha deciso di portare la discussione in Senato, presentando un'interrogazione al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
 
«Il nostro territorio sta soffrendo enormemente per la crisi economica in cui è avviluppato il Paese da troppi anni, senza che vi sia all'orizzonte un qualche segnale di discontinuità. In particolare, il Canavese è una delle aree più colpite e le possibilità per i giovani o i disoccupati di trovare nuovi impieghi sono sempre più labili – spiega il senatore canavesano della Lega Cesare Pianasso, primo firmatario dell'interrogazione e membro della commissione Industria – quella che una volta era soprannominata "la piccola Ruhr" italiana, si sta trasformando in un deserto di stabilimenti vuoti. In questo scenario preoccupante, spiace constatare una volta di più l'assoluta incapacità e il totale immobilismo del Governo, che anche sul fronte del lavoro si è rivelato disastroso. Ora non c'è tempo da perdere».
 
Intanto, il Consiglio regionale ha approvato un Ordine del giorno per dichiarare lo stato di emergenza occupazionale e salariale in Piemonte e per chiedere al Governo lo stanziamento delle risorse per rifinanziare la cassa integrazione e per le aree colpite dalla crisi industriale. Un documento che è stato presentato da tutti i capigruppo, sia di maggioranza che di opposizione.
 
«Io vengo dal mondo del lavoro in fabbrica e sono profondamente colpito dal gran numero di realtà in crisi o prossime alla chiusura. Serve un rilancio del comparto industriale, ma per farlo servono risorse adeguate e agevolazioni per gli imprenditori intenzionati a investire nel nostro territorio. Non bastano certo le elemosine che ha annunciato a parole il Governo – aggiunge il consigliere regionale di Cuorgnè Mauro Fava, già operaio alla Federal Mogul e prima per 18 anni alla Ilcas/Itca – il lato peggiore della situazione è che i tanti lavoratori che stanno rischiando di perdere il posto hanno una reale possibilità di reinserimento occupazionale. E non è con la produzione di un paio di modelli di auto elettriche che possiamo pensare di risolvere la situazione. E' evidente, e lo certificano i numeri, che negli ultimi anni non è stato fatto abbastanza per il nostro territorio».

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