Fabrizio Gea, Presidente di Confindustria Canavese e Responsabile Nazionale dei Digital Innovation Hub, a Verona davanti a un migliaio di addetti ai lavori ha evidenziato il percorso di trasformazione competitiva digitale in atto nel Paese, grazie anche al lavoro svolto da Confindustria, auspicando un impegno sempre più forte da parte delle Istituzioni e degli Imprenditori per uno sviluppo strutturale del settore manifatturiero italiano. Industria 4.0 e Impresa 4.0 non sono slogan promozionali per misure fiscali ma una nuova visione strutturale e culturale di impresa avanzata, competitiva e globale

Cosa serve oggi alle imprese italiane per definirsi competitive e pronte alla sfida globale?
«Le imprese italiane sono già più che competitive e pronte alla sfida globale. Il problema di questo Paese non sono le imprese, sono i gap di competitività che gravano su di esse e senza i quali noi saremmo di gran lunga il primo Paese manifatturiero al mondo. Noi abbiamo i migliori imprenditori del mondo ma è difficile correre i 100 metri e vincerli con uno zaino in spalle pieno di pietre. La nostra industria, nonostante tutto questo, riesce ancora a essere la seconda industria d’Europa.Ovviamente, la digitalizzazione dei processi, gli investimenti in ricerca e innovazione, la crescita dimensionale e il rafforzamento finanziario delle PMI sono, insieme a tanti altri fattori, elementi di crescita ai quali le aziende devono tendere, ma già oggi le nostre imprese sono la spina dorsale delle loro comunità, dei nostri territori, di questo Paese».

Cosa è stato fatto da Confindustria in tema di sviluppo digitale verso le imprese nell’ultimo anno?
«Abbiamo costruito la Rete Nazionale di Digital Innovation Hub attivando un Digital Innovation Hub in ogni Regione con un Coordinamento Nazionale e un Executive Team dei Direttori. Ed è stato superiore al milione di Euro l’investimento complessivo fatto dalle territoriali di Confindustria nel solo 2017 per sostenere lo sviluppo del Piano Industria 4.0, un Piano fatto di misure e benefici fiscali che hanno portato a un aumento del 30% degli investimenti privati e del 7% dell’export, e di misure strutturali quali i Digital Innovation Hub che servono a realizzare un cambio culturale della visione imprenditoriale legato all’innovazione e alla digitalizzazione dei sistemi produttivi. E siamo solo all’inizio».

Alla luce di quanto discusso alle Assise di Verona, quale politica industriale di medio e lungo periodo servirebbe per lo sviluppo del Paese e quale ruolo giocherebbe Confindustria in questa partita?
«Confindustria ha presentato un piano di Politica Industriale basato su più lavoro, più crescita, meno debito. E un piano di investimenti di 250 miliardi di Euro in 5 anni mirato su infrastrutture, cuneo fiscale, occupazione dei giovani. Il PIL e l’occupazione crescono più delle aspettative grazie ad alcune misure: Jobs Act e Industria 4.0 su tutte. Mentre la Francia vuole fare le nostre riforme noi vogliamo smontarle. Dopo un percorso durato un anno di ascolto dei territori migliaia di imprenditori hanno partecipato alle Assise di Verona per dire di non smontare le cose che vanno bene e di proseguire gli interventi organici di politica economica iniziati. In una dimensione culturale per il Sistema Paese che passa dall’interesse di parte all’interesse di tutti, da leadership individuale a leadership collettiva, nello stile di una Confindustria equidistante dai partiti ma non dalla politica, che si sente parte di una grande comunità che si chiama Italia, che con fiducia, coraggio, passione sogna e realizza una visione per costruire il futuro del Paese».

Un messaggio dopo questo importante evento Confindustriale da indirizzare agli imprenditori canavesani?
«Gli imprenditori italiani sono i migliori del mondo. E gli imprenditori canavesani sono tra i migliori d’Italia. Vivono la loro stagione da protagonisti senza protagonismi: una stagione della consapevolezza che dura da sempre. Sono solidi, tenaci, volenterosi, innovativi, ingegnosi, umili, credibili: sono uomini di successo che non ostentano il successo. Uomini, famiglie, imprese di cui andare fieri e che io sono fiero di rappresentare».

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