E’ stato consegnato martedì a Roma al Ministro delle Autonomie e degli Affari Regionali Erika Stefani il dossier con le proposte formulate dal Tavolo “Innovazione Sostenibile e Imprese in Montagna”, istituito nell’ambito degli Stati Generali della Montagna. Gli Stati Generali della Montagna sono stati convocati per la prima volta il 16 ottobre dello scorso anno dal ministro Stefani che in tale occasione ha istituito undici tavoli dedicati a diverse tematiche legate ai territori montani: dalla governance all'economia, dal turismo all'agricoltura passando per l'innovazione, la fiscalità, le strategie macroregionali e la cultura. Tali tavoli, formati da rappresentanti di istituzioni e associazioni, sono nati con l’obiettivo di mettere in campo policy concrete a sostegno dello sviluppo dei territori di montagna.

Quello dello sviluppo dell’economia delle “terre alte” è un tema molto sentito anche da Confindustria che già a inizio 2018 ha voluto scendere in campo a favore della montagna italiana, dalle Alpi agli Appennini, e lo ha fatto creando “Confindustria per la Montagna”, una rete interna al sistema associativo composta dalle territoriali (tra cui Confindustria Canavese) e dalle federazioni regionali interessate a promuovere lo sviluppo delle terre alte attraverso progetti, provvedimenti e politiche pubbliche coerenti e finalizzate a sostenere la crescita economica e sociale di queste aree connotate da una riconosciuta e
oggettiva specificità.

“Senza impresa – dichiara Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese - non c’è futuro per le Terre Alte. Ed è da questo punto che deve partire ogni programmazione per questi territori. Con una premessa fondamentale: prima di tutto serve un nuovo immaginario collettivo della montagna. Bisogna uscire dalla rappresentazione di queste aree come regno della natura non contaminata dall’attività umana, dove l’ecologia è possibile in quanto altra rispetto alla dimensione produttiva. Luoghi senza economia, senza lavoro, senza trasformazione della materia da parte dell’uomo e della tecnologia.
Un immaginario, questo, tipicamente urbano, di chi non vive in montagna. Un immaginario che rimanda a una visione patrimonialistica dei territori. Un immaginario che mal si concilia, però, con nuove e più incisive politiche di sviluppo delle Terre Alte, con progettualità di vita e di lavoro di nuovi potenziali montanari, con azioni e iniziative per il mantenimento del sistema di imprese, soprattutto manifatturiere, che generano occupazione e benessere anche ad alta quota. Un immaginario che, in ultima analisi, è ostile alla sopravvivenza stessa delle zone montane”.

“Le montagne – conclude la Paglia - possono dunque trovare un impulso allo sviluppo se sapranno costruire un nuovo racconto di se stesse: non più come terre selvagge e abbandonate a una natura incontaminata, bensì come aree dove l’innovazione tecnologica e sociale, la qualità del capitale umano e sociale, le sfide ambientali rappresentano nuove opportunità”.

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