«Sparare ai troppi lupi nelle Alpi? Non saprei quanto sia utile e fattibile, anche da parte solo di Carabinieri Forestali». Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem (Unione Comuni, Comunità ed Enti montani) in merito alla notizia relativa alla proposta di sparare ai lupi con proiettili di gomma da parte di agenti dei Carabinieri Forestali. Quello dei lupi è un problema sentito anche in Canavese dove da tempo si verificano avvistamenti e attacchi alle greggi.

«Il tema non è nuovo ed esiste. Mi pare piuttosto, come ci segnalano decine di imprenditori agricoli, che la sfida immediata sia sostenere margari e allevatori che operano negli alpeggi e in quota portando i loro animali ed evitando attacchi ai capi, ma anche l'ennesimo abbandono del territorio. Questo è il nodo. Il lupo è tornato e si moltiplica perché il territorio è abbandonato, perché il bosco aumenta nelle Alpi e negli Appennini di un punto percentuale l'anno, perché questa foresta italiana non è gestita e ruba prato-pascolo, superficie agricola utile. Questo è il problema vero».

Secondo l'Uncem, «I piani di tutela e di contenimento del lupo devono essere pensati e promossi con le altre Regioni europee alpine, nell'ambito della Strategia macroregionale alpina, senza pregiudizi, senza esasperato ambientalismo che molto spesso dimentica il valore delle imprese agricole, artigianali, zootecniche e si scorda il valore stesso del presidio del territorio. Biodiversità nelle Alpi sì, ma tutelando con adeguati supporti normativi, economici, istituzionali, gli imprenditori veri delle aree montane. Potremo investire meno risorse comunitarie in studi sui lupi e sugli altri predatori che finiscono nelle biblioteche e veicolare, ad esempio, più risorse su Programma di sviluppo rurale e indennità compensativa. Oggi registriamo numerosi attacchi e un aumento dei capi notevole rispetto a cinque anni fa. Dunque un'azione è necessaria».

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