La Memoria Viva è un progetto che si rivolge ai giovani e che ai giovani chiede di analizzare la vita nei decenni che hanno preceduto le tragedie e le barbarie anche recenti o attuali della storia, per capire se ci sono analogie, se ci sono segnali, se è possibile capire in anticipo quando si sta per imboccare una strada senza ritorno.

E nella fase di messa a punto del progetto i giovani hanno individuato almeno tre segnali ricorrenti: l'abbandono delle proprie radici (per andare verso una società omologata agli stereotipi imposti dal mercato); l'insorgere della cultura dello straniero (dazi suoi prodotti esteri, restrizioni sull’accesso al lavoro o ai servizi, leggi apposite per differenti trattamenti tra indigeni e stranieri); l'indifferenza e la non presa di posizione, ben espressa dalla riflessione di un ragazzo che ha scritto: «Chi fra due contendenti prende una posizione, ha un alleato e un nemico, che non lo fa non ha nessun alleato e due nemici».

«Abbiamo voluto così, con questa semplice carrellata espositiva, raccontare le nostre radici (la nostra terra o i nostri alberi che diventano arte, la manualità rappresentata dal lavoro del rame, la capacità di andare verso il futuro con l’Olivetti o la Fiat, la cultura popolare da raccogliere e rileggere, anche nei piccoli gesti quotidiani) perché la Memoria è Viva se sappiamo scegliere il nostro futuro senza farcelo imporre, e se lo facciamo ricordandoci sempre bene chi siamo e da dove veniamo», spiegano i promotori dell'iniziativa.

La mostra «Dal Canavese a Cracovia» si terrà a Cracovia dal 6 dicembre al 27 gennaio 2020. All’iniziativa ha fatto giungere un suo messaggio anche la Senatrice a Vita Liliana Segre. «Carissimi, grazie infinite per questo affettuoso omaggio. Il dovere della memoria è una sfida etica. La memoria è la stringa genetica del consorzio civile perchè serve a mantenere in buona salute la democrazia. I totalitarismi erano incubatori d’odio. Chi odia si si colloca dalla parte sbagliata della storia. Ecco perché corre l’obbligo di non dimenticare. Grazie ancora».

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