CANAVESE - Si fa un gran parlare, a livello nazionale, della nuova legge sulle zone montane. Il Pd teme che i nuovi criteri possano penalizzare molti Comuni. La Lega, invece, difende la legge.
«Altro che promozione delle zone montane. Se i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani dovessero venire confermati, la legge Calderoli avrebbe un impatto drammatico sulla montagna piemontese - dice Alberto Avetta, consigliere regionale del Pd - in Canavese la Valchiusella o le Valli di Lanzo, ma anche le zone montane delle altre province si troverebbero di fronte ad uno scenario davvero problematico. La Giunta Cirio deve assumere una posizione netta a tutela delle nostre terre alte. Non si può applicare a tutta Italia un modello che è ideale solo per la Lombardia di Calderoli. Per questo ho depositato un’interrogazione urgente».
«Non vorrei che questa impostazione fosse dettata da mero tornaconto politico - aggiunge Avetta - non possiamo accettare che le comunità montane piemontesi paghino il conto del braccio di ferro tra Lega e FdI. Mi auguro che la commissione dei sei esperti individuati dal ministro Calderoli maturi la consapevolezza che la montagna italiana ha caratteristiche e peculiarità diverse da Regione a Regione, peculiarità che devono essere valorizzate e non mortificate».
Per il Pd in Regione, «secondo indiscrezioni, dalle prime simulazioni della struttura tecnica regionale, i Comuni montani piemontesi passerebbero da 486 a 420. Vorremmo sapere se è vero e di quali Comuni si tratta, perché la preoccupazione è forte. Nel prossimo Consiglio regionale chiederemo chiarimenti».
D'altro tono, invece, la valutazione della Lega. «Gli attacchi del Partito Democratico alla nuova Legge sulla Montagna ci sembrano più che attacchi alla legge stessa, attacchi a chi l'ha scritta, ovvero la Lega - dicono il deputato Alessandro Giglio Vigna, Andrea Cane, Referente Dipartimento Montagna Lega del Canavese e delle Valli di Lanzo, Giorgia Povolo, Referente Enti Locali Lega del Canavese e delle Valli di Lanzo - come primo punto, sottolineiamo che non vi sono ancora i decreti attuativi e che al Ministero si sta studiando, tenendo conto delle varie realtà e delle diverse necessità, la quota minima per rientrare nella "categoria montagna". Da quello che sappiamo oggi, fra i parametri identificati non vi è solo l'altitudine della Casa Comunale, ma molto probabilmente l'altitudine dell'intero territorio sarà presa in considerazione, questo risolverebbe già la questione per la maggior parte di dei comuni del Canavese, delle Valli di Lanzo e del Torinese».
«Secondo punto, ancora più importante, è che chi critica la legge dovrebbe o studiarsi la legge o non far finta di non sapere che in sede di discussione parlamentare è stato approvato l'emendamento 4.27 Molinari, oggi comma 3 dell'articolo 4 della legge. Ovvero l'articolo avente come titolo "Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane". Questa parte della normativa sembra scritta apposta per le vallate del Canavese, delle Valli di Lanzo e del Torinese e in generale per le vallate Piemontesi: il fondo sarà diviso in due parti, circa del 50% l'una. Una parte sarà gestita direttamente dallo Stato, e questi finanziamenti andranno ai comuni montani definiti dalla legge nazionale; in un importante slancio verso l'autonomia regionale, la seconda parte del fondo sarà gestita in piena autonomia decisionale dalla Regione. Più volte l'assessore Enrico Bussalino ha dichiarato che con la quota regionale verranno finanziati anche quei comuni facenti parte delle Unioni Montane rimasti fuori dai finanziamenti nazionali».
Secondo la Lega, insomma, il Piemonte otterrà più fondi rispetto alla situazione attuale: «Infatti, i fondi fra le varie Regioni verranno distribuiti in base al numero di comuni montani stabiliti dalla nuova legge nazionale. In base a questa suddivisione, il Piemonte risulterà essere fra le primissime regioni, quindi sarà fra le più finanziate. In pratica, "useremo" i nuovi parametri per avere più fondi che continueremo a distribuire a tutti quei Comuni già finanziati oggi, a iniziare da quelli appartenenti alle Unioni Montane, per dirla in un altro modo, "sfruttiamo" il fatto che abbiamo più comuni in alta quota rispetto alle altre regioni per avere più fondi e finanziare di più non solo questi ultimi ma anche i comuni a quote più basse».











