«Non sono fascista: la mia era una ricerca sociologica per vedere quali potevano essere le reazioni della gente quando si parla di un argomento delicato come il fascismo». Alessandra Pettorruso, la maestra di Rivarossa finita nella bufera per un post condiviso sul proprio profilo personale dalla pagina "Grazie a Dio sono fascista" spiega al quotidiano torinese La Stampa le motivazioni che l'hanno spinta a quella pubblicazione. In un video, pubblicato sul sito del quotidiano, l'insegnante risponde al polverone che si è venuto a creare nelle ultime ore, culminato con la segnalazione alla polizia postale da parte dell'assessorato regionale all'istruzione.
 
«Sono stupita dalle reazioni suscitate da quel post, però la maggior parte delle persone sono state solidali e appoggiano la mia libertà di pensiero, anche nei confronti di argomenti che vengono oscurati», dice l'insegnante che risponde così anche alle critiche che sono arrivate da Castellamonte, dove ha insegnato nel corso dell'ultimo anno scolastico. La Pettorruso ha ribadito di non essere nè di destra, nè di sinistra. La sua voleva essere solo una provocazione per una ricerca sociologica. Come provocazione, va detto, l'obiettivo è stato pienamente raggiunto.

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