Ha fatto tappa in alto Canavese, ieri, John Mpaliza, l'attivista che dal 2010 percorre le strade del mondo a piedi e che ha organizzato la marcia "Restiamo Umani" per sensibilizzare i cittadini sul tema della difesa dei diritti. Ieri Mpaliza è stato accolto a Ciriè, San Carlo, Vauda, Barbania, Rivara, Belmonte, Valperga, Cuorgnè e Castellamonte. All'ultima tappa più di un centinaio di persone lo hanno accolto in piazza Martiri, sotto l'arco di Pomodoro, dove lo stesso John Mpaliza ha spiegato le ragioni del suo viaggio e le motivazioni che, da anni, lo spingono ad andare avanti. La camminata lo porterà oggi a Ivrea e successivamente da Torino a Trento fino in piazza San Pietro a Roma.

«Restiamo umani è un invito alla pace che si contrappone all'odio e alla paura che stanno impregnando l'Italia - spiegano i promotori dell'iniziativa - va oltre il razzismo, è per ogni momento, con chiunque, in ogni luogo». Alla marcia hanno aderito diversde associazioni locali tra le quali Croce Rossa Italiana, Anpi, Cooperativa GT, i gruppi Scout di Riavrolo e Cuorgnè, la Rete Radiè Resch, l'Associazione Cirimela, Libera, l'Assoziazione Mastropietro, lo Sprar di Chiesanuova e di Borgiallo, Piccoli Passi OnInviolus, Donne per la Valle Sacra e tanti privati e amministratori locali.

John Mpaliza è un attivista per i diritti umani e camminatore per la pace, cittadino italiano di origine congolese, in Italia da 26 anni e, da quasi un decennio, organizza marce nazionali ed internazionali per promuovere la pace e il rispetto dei diritti umani. «Qualche mese fa, durante un viaggio in treno, da Trento a Reggio Emilia, ho assisto ad una scena umanamente inaccettabile - racconta - una scena di discriminazione in cui un malcapitato viaggiatore, di origine straniera, doppiamente regolare in quanto provvisto di regolare permesso di soggiorno per richiesta di asilo e di una tessera a scalare valida per i viaggi nei mezzi pubblici nei confini della Provincia Autonoma di Trento, veniva spinto, strattonato ed aggredito verbalmente dal controllore, nonché capotreno.

Quest'ultimo, a mio avviso, spinto da pregiudizi, pretendeva dal viaggiatore e cliente, un titolo di viaggio cartaceo. Una volta inquadrata e capita la situazione, decisi di intervenire riuscendo a dimostrare che, in quel caso, a non essere in regola era il controllore. In quello stesso momento ho realizzato che, forse, sarebbe stato il caso di proporre e organizzare una marcia in Italia per denunciare questo clima di odio, di paura e di discriminazione (xenofobia, omofobia, misoginia, razzismo, etc.) che le politiche promosse dal governo gialloverde stanno, pian piano, instaurando nel nostro paese».

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