Va in liquidazione, dopo due anni di "nulla", la «Aec», l'Azienda Ecologica Canavesana, fondata nel 2011 per salvare il ramo rifiuti dell'Asa. Una società pubblica, sostenuta dagli stessi Comuni protagonisti del clamoroso dissesto che ha affossato il consorzio multi-utility del Canavese. E proprio per coerenza, la Aec ha chiuso la sua (fin troppo) lunga vita con un disastro. Non solo ha fallito nel tentativo di salvare l'Asa ma, nonostante l'inutilità, è costata ai soci 80 mila euro di spese.

In questo caso, "soci" sta per Comuni. Ovvero le tasche dei cittadini. Le amministrazioni comunali dell'alto Canavese avevano investito 5 euro ad abitante per dare vita alla società. Gliene torneranno indietro solo quattro, dal momento che, ritirando le quote, andranno detratte le spese. La sorpresa è che, nonostante l'inutilità, la Aec è costata uno sproposito. Tra rimborsi spese al consiglio di amministrazione, notai, liquidatori e revisori dei conti, ai Comuni non torneranno indietro tra i 70 e gli 80 mila euro. Davvero troppo per una società che, a conti fatti, non è servita a nulla.

L'ennesimo carrozzone politico, nato con ottimi auspici e naufragato nel giro di qualche mese a fronte delle indecisioni di moltissimi sindaci dell'alto Canavese, scettici fino all'ultimo quando è stato ora di impegnarsi sul serio per salvare almeno il ramo rifiuti dell'Asa. Ora che la raccolta è passata ai privati della Teknoservice, se non altro è arrivato il momento di liquidare l'inutile Aec. Peccato che il conto sia davvero troppo salato.

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