CASTELLAMONTE - Il mondo della politica canavesana si mobilita per scongiurare la chiusura della sede eporediese di Konecta. Una serrata che è stata decisa dai vertici aziendali per accorpare i servizi call-center in un'unica location con 700 lavoratori di Palazzo Uffici destinati, da giugno 2026, a lasciare la città per andare a lavorare a Torino. In queste ore il sindaco di Castellamonte e consigliere di Città Metropolitana, Pasquale Mazza, ha proposto a tutti i suoi colleghi primi cittadini dell'area omogenea di riferimento di adottare in Consiglio comunale una mozione ad hoc avente ad oggetto le azioni di contrasto alla chiusura delle realtà Konecta di Ivrea e Asti.
«Il trasferimento a Torino di oltre 1000 lavoratori rappresenta un grave impoverimento per il nostro territorio - spiega Pasquale Mazza - Konecta Spa è uno dei principali, se non il principale, insediamento industriale, come numero di addetti, molti dei quali, tra l'altro, sono miei concittadini. Come evidenziato nella mozione, che proponiamo da approvare in ogni Consiglio comunale della nostra area omogenea, per un gran numero di lavoratrici e lavoratori con contratti part time le spese per andare a lavorare a Torino diventerebbero insostenibili. Senza contare il tempo di viaggio che renderebbe in molti casi improponibile la gestione di lavoro e impegni famigliari. Per questo come amministratori pubblici dobbiamo agire e intervenire subito a loro tutela».
«Con questa mozione noi sindaci e amministratori comunali ci impegniamo a sostenere pubblicamente le iniziative intraprese dalle forze sindacali volte a scongiurare l'accorpamento delle tre sedi piemontesi e la conseguente chiusura di Ivrea e Asti - conclude il sindaco di Castellamonte, Pasquale Mazza - Se necessario saremo presenti con indosso la fascia tricolore alle manifestazioni e ai sit-in di protesta organizzati dagli addetti Konecta per tutelare i propri diritti». Con la mozione, inoltre, i parlamentini locali si impegnerebbero a sollecitare l’intervento della Città Metropolitana di Torino e della Regione Piemonte per chiedere un confronto preliminare con l’azienda Konecta e di Confindustria per sostenere la difesa dei posti di lavoro a Ivrea e Asti.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la collega Sonia Cambursano: «In queste ore che precedono un altro weekend ricco di appuntamenti natalizi, il mio pensiero non può non essere rivolto a quei lavoratori e lavoratrici di Konecta che si vedono la vita sconvolta da un trasferimento che sa tanto di forzatura verso le dimissioni. Sì perché se a un lavoratore o a una lavoratrice che guadagna 1000/1200 euro al mese e deve far quadrare i conti, non solo economici ma anche famigliari (figli, anziani da assistere, tutti gravami che ben conosciamo e che soprattutto per le donne rischiano di essere esiziali) non puoi chiedere di spostarsi a 60 chilometri da casa, sobbarcandosi tutti gli oneri che questo comporta. Tanti anni fa, mentre studiavo, ho lavorato in un call center con un contratto part time e so bene quanto possa essere un lavoro faticoso (immaginatevi all'altro capo della telefonata, come clienti, e improvvisamente vi risulterà chiaro con cosa hanno a che fare) a cui non si possono aggiungere gravami derivanti dalla distanza dal luogo di lavoro, che rende la retribuzione oraria ancora più misera. Come sindaca del Comune di Strambino , ma anche come consigliera della Città metropolitana di Torino con delega allo sviluppo economico, ho già dato la mia disponibilità a intervenire a qualunque tavolo le sigle sindacali decideranno di indire. Il mio pensiero, in questo fine settimana che dovrebbe essere di festa, va a quelle persone che chiedono solo di poter lavorare dignitosamente. A tutte e tutti va il mio impegno a non lasciarli soli, insieme a tutti i sindaci e le sindache di questo territorio che ha già pagato tanto per scelte scellerate di chi non imprende ma sfrutta».






