CHIVASSO - Una mobilitazione globale lanciata dal Comune di Bethlehem a cui presta adesione convinta la Città di Chivasso. Si chiama «Stand for Gaza» la manifestazione on line di solidarietà promossa dalla comunità gemella di Palestina accolta dal sindaco Claudio Castello che è stato invitato personalmente dal suo omologo Maher Nicola Canawati. Per sensibilizzare sul dramma umanitario in Medio Oriente, ieri mattina, è stata attivata una diretta zoom.
«La Città di Chivasso – ha detto il sindaco Claudio Castello – ha accolto sin da subito l’appello del Comune con cui è gemellato dal 1986, anche se i contatti tra le comunità religiose vantano un sodalizio più antico. In questi lunghi mesi di conflitto abbiamo condiviso preoccupazioni e dolore con Bethlehem, dando in più occasioni dimostrazione della nostra vicinanza con sit in, petizioni, l’esposizione della bandiera palestinese, l’approvazione di un Ordine del Giorno in Consiglio comunale e i contatti con l’Ambasciata dello Stato di Palestina in Italia. È questa una causa che accomuna molte sensibilità a Chivasso». Ieri, alle 13.30, in coincidenza con la mobilitazione chiesta da Bethlehem, hanno suonto le campane della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta, un altro segnale di solidarietà per il quale è stato ringraziato don Davide Smiderle.
L’iniziativa mira anche a denunciare la carestia nella Striscia che coinvolge soprattutto i bambini che rischiano la vita per malnutrizione oltre che per le bombe. A Gaza è impedito infatti il libero flusso di aiuti attraverso i meccanismi guidati dalle Nazioni Unite a causa della chiusura di tutti i valichi di frontiera. I dati dell’Onu parlano di massacri quasi quotidiani nei punti di distribuzione alimentare. Basti pensare che, al 13 luglio, 875 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo. «In queste terribili circostanze, non sappiamo cosa fare – ha scritto ancora il sindaco di Bethlehem al suo omologo di Chivasso rimarcando come, sotto occupazione, non è possibile esprimere liberamente opinioni e volontà - ci sentiamo in colpa a mangiare sapendo che ci sono bambini e neonati che muoiono di fame e non riescono a nutrirsi, o che le persone vengano uccise nei punti di soccorso umanitario».








