Con una lettera firmata dal presidente provinciale, Maria Grazia Sestero, e dal presidente della sezione di Cuorgnè, Roberto Rizzi, l'Anpi ha risposto alle affermazioni sull'associazione dei partigiani dell'ex presidente cuorgnatese, e preside di numerose scuole dell'alto Canavese, Federico Morgando (link sotto). Il dirigente scolastico aveva attaccato la gestione attuale dell'Anpi e la sua vicinanza al Partito Democratico. Accuse che l'associazione ha respinto al mittente.

«Spiace constatare che Federico Morgando, che è stato presidente della sezione Anpi di Cuorgnè, ora non più iscritto, abbia un ricordo un po’ confuso di quel che è l’Anpi - dicono Sestero e Rizzi - l'Anpi è l’erede della lotta partigiana, che ha saputo tenere uniti gli antifascisti al di là di diverse convinzioni religiose o politiche, per cui l’autonomia è per l’associazione un punto importante della sua identità; non affiancata a nessuno, aperta a tutti quanti scelgono il campo antifascista. Attribuire alla Resistenza concezioni nazionalistiche, e la sacralità dei confini che sono proprie del fascismo e del Nazismo è però curioso, oltreché storicamente errato. L’Anpi oggi è portatrice dei valori di umanità e di solidarietà propri della Resistenza e per questo considera la politica verso l’immigrazione del ministro Salvini sbagliata, segnata da slogan e comportamenti che richiamano il ventennio e legata a forze come Casa Pound dichiaratamente fasciste.

Per questo motivo l’Anpi denuncia scelte e decisioni di questo governo, non perché è “portavoce del Pd”. Non abbiamo esitato ad opporci alle modifiche della Costituzione presentate da questo partito, fino al referendum abrogativo (per fortuna della democrazia vinto). Certamente l’Anpi non condivide l’arroganza e l’insulto come modalità di confronto, l’istigazione all’odio, la strumentalizzazione per fini elettorali di un problema come l’immigrazione che impone in primo luogo umanità e intelligente ricerca di accoglienza per chi fugge da miseria e guerre; l’Anpi non può che condannare  chi costruisce consenso alimentando i peggiori egoismi e le paure, e che solidarizza con chi compie violenze razziste e aggressioni. Di fronte a questa deriva autoritaria e all’impoverimento culturale e sociale, alimentato, anziché combattuto, da chi rappresenta il Paese, l’Anpi non può tacere perché non è questa la società sognata dai Partigiani e prefigurata dalla Costituzione. L’Anpi condivide i percorsi, anche se complessi, di chi cerca le strade per sottrarsi alla barbarie e questo stanno facendo alcuni sindaci, non per rifiutare un obbligo di legge, ma per respingere le forzature istituzionali contenute nel “decreto sicurezza”.

«Di fronte a questa questione per onestà intellettuale, comunque la si pensi, non si può evitare di evocare un quesito: che fare di fronte al decreto sulla difesa della razza nel 1938? Applicarlo con zelo, come hanno fatto i presidi di alcune scuole assumendo l’iniziativa di denunciare gli allievi ebrei, o trovare il modo di evitare la complicità con un crimine? L’Anpi è aperto a tutti gli antifascisti, qualunque sia la loro collocazione politica, ma chi trova in Salvini ispirazione, dubitiamo possa dirsi antifascista. Ma poiché non ci arrendiamo e vogliamo discutere con chiunque per conquistarlo all’antifascismo, siamo disponibili a continuare la discussione con il Prof. Morgando, anche perché svolge un importante ruolo educativo come dirigente scolastico e ci auguriamo che la funzione non venga usata a fini politici, che, come sa bene il Professore, è roba di altri nefasti tempi».

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