CUORGNE' - La questione relativa alla riapertura del Pronto Soccorso h24 dell'ospedale di Cuorgnè continua a far discutere sia a livello politico che tra i cittadini canavesani. Sono tanti coloro che hanno chiesto a gran voce la riapertura immediata del Pronto Soccorso della città delle due torri. A testimonianza di questo infatti, lo scorso giugno è stata promossa dai consiglieri comunali di minoranza del gruppo «Cuorgnè c'è» una raccolta firme, che ad oggi ha superato quota 2000 sottoscrizioni. 

La petizione è stata inviata a tutte le amministrazioni comunali del territorio canavesano, compreso anche il Presidente della Regione Piemonte e del Consiglio Regionale. In sole tre ore dalla sua attivazione, durante il tradizionale mercato settimanale cittadino a Cuorgnè, la petizione aveva guadagnato subito ben 500 firme. Un inizio con il botto, nonostante alcuni esponenti del Consiglio regionale avessero bollato la petizione come «inutile». 

Il Consigliere Comunale Davide Pieruccini, promotore della petizione, ha aggiornato sui social in queste ore l'andamento dell'iniziativa: «Siamo a circa 2000 firme senza contare quelle che si stanno raccogliendo presso i 49 uffici comunali nel Canavese. Un successo possibile esclusivamente grazie ai volontari ed a tutti i cittadini canavesani che hanno ben inteso quanto sia importante una azione popolare di questa portata. Alla fine vinceremo tutti insieme. Si è anche avvicinato con convinzione per firmare la petizione un ragazzo che grazie al Pronto soccorso di Cuorgné ed al personale medico non ha perso la gamba a causa di un taglio profondo con una motosega. A volte i chilometri possono fare la differenza».

Anche Silvia Leto, ex Assessore del Comune di Cuorgnè, è una promotrice della raccolta firme: «Il governo ha varato provvedimenti per favorire lo sviluppo economico e la ripresa delle aree montane, con l'obiettivo di evitare lo spopolamento (pnrr ad esempio), ma poi succede che non si hanno risposte positive ai bandi per reclutare il personale e quindi per riaprire un pronto soccorso, rifatto nel 2018 e che funzionava! Qualcosa non torna! Tutto ciò è un paradosso perché se non vengono assicurati i servizi primari, come possiamo pensare che una persona, una famiglia o una ditta scelgano di trasferirsi in quelle aree extraurbane scarsamente popolate come quelle di montagna? Sicuramente si potrebbero riposizionare coloro che sono stati dislocati in altri punti sanitari (negli ultimi 2 anni) e poi magari rivedere le condizioni contrattuali e incentivare economicamente, ad esempio, chi sceglie un territorio come il nostro. Forse solo così si potrebbe garantire il diritto all'assistenza sanitaria d'urgenza e l'attrazione di professionisti!».  (G.C.)

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