CUORGNE’ - E’ tornata d’attualità la questione che si trascina ormai da molti mesi del pronto soccorso dell’ospedale di Cuorgnè, chiuso quando la struttura fu convertita in covid-hospital e non più riaperto. A rilanciare il tema è stata una raccolta firme lanciata dal gruppo di minoranza in Consiglio comunale a Cuorgnè che fa riferimento all'ex assessore Davide Pieruccini.

Sulla falsa riga del collega della Lega, Andrea Cane, anche il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Fava, boccia l'idea della raccolta firme: «Se bastasse una petizione per riaprire il pronto soccorso, ne avrei già organizzate mille. Il problema è che siamo di fronte ad un ostacolo oggettivamente difficile da sormontare, ossia la carenza di medici per garantire i servizi di emergenza. La direzione dell’Asl To4 ha manifestato in ogni sede la sua ferma volontà di riaprire nel più breve tempo possibile il servizio, ma allo stesso tempo ha sottolineato l’estrema difficoltà riscontrata nella ricerca delle risorse umane. Molti concorsi sono andati deserti e alla necessità di reperire urgentisti si è sommata la mancanza di medici ortopedici, indispensabili per la sala gessi e quindi per il pronto soccorso stesso. Per far fronte a questa ennesima criticità sono stati avviati dei nuovi bandi, che speriamo possano dare buoni risultati, consentendo così di avere personale a sufficienza per riaprire il servizio».

«Non siamo in una situazione in cui una mobilitazione popolare può servire a influenzare una decisione politica in un senso piuttosto che in un altro - aggiunge Fava - nel nostro caso il quadro è molto chiaro: da parte di tutti i soggetti interessati c’è la massima volontà di riattivare il pronto soccorso ma non lo si può fare senza prima trovare le professionalità indispensabili. Lo slogan "Apriamo insieme il Pronto soccorso di Cuorgnè" che circola sui social va bene per guadagnare qualche like ma non serve a niente se non ad illudere la gente con false speranze».

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