CUORGNE’ - Seguendo l’esempio di quanto fatto nella vicina Castellamonte dall’esecutivo Mazza, nascono anche a Cuorgnè i Consigli di frazione. Nel corso dell’ultima riunione del parlamentino locale, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco, Giovanna Cresto, ha anche già approvato il regolamento che disciplina il loro operato. Tuttavia, la decisione ha fatto discutere, dentro e fuori l’assise civica.

Tra le voci più critiche c’è quella di Davide Trettene, ex assessore di Cuorgnè e candidato con i Moderati indipendenti alle ultime elezioni nel paese delle due torri: «Ci risiamo, dopo Castellamonte adesso tocca a Cuorgnè. Il Consiglio comunale è la massima espressione di rappresentanza del paese e anche in questo caso sono stati eletti consiglieri che ricoprono l'intero territorio. Anche la giunta offre rappresentanze importanti anche a livello di frazioni. Quindi, mai come ora sono assolutamente critico su questa scelta di dar vita a un organo istituzionale assolutamente inutile».

«Serve solo a dare il contentino a quei personaggi che sono stati esclusi o non considerati in fase di costruzione liste o peggio ancora non eletti – tuona Trettene - L'unica realtà che rimane un po' esclusa è la frazione Salto dove per la seconda legislatura consecutiva (grazie a menti illuminate e onorevoli strateghi) non siamo rappresentati in maggioranza. Dopo aver avuto Il Sindaco Edantippe, il vice sindaco Aira, il sottoscritto assessore e molti consiglieri la frazione è rimasta a bocca asciutt. Ma, a parte questo, tutto il territorio è rappresentato nell’assise civica da consiglieri legittimamente eletti. Quindi, istituire una falsa copia del Consiglio non ha senso visto che già  tutti i componenti sono stipendiati giustamente per svolgere la propria mansione».

«Non c’è bisogno di essere Mago Zurlì per ipotizzare quali saranno i nomi dei prossimi referenti di frazione – conclude Trettene - Sicuramente a loro auguro buon lavoro con la preghiera di vedere finalmente risolti quei piccoli e grandi problemi che presenta il nostro paese. Io continuerò a mandare le mie istanze all'organo per eccellenza preposto a governare la città. Altre Pro loco direi che non servono».

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