Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota del segretario della sezione PD di Rivarolo Canavese, Massimo Paolini, elaborata dal direttivo, sul tema della vicenda ASA, alla luce della recente sentenza, della conferenza stampa e delle connesse dichiarazioni di alcuni esponenti della politica locale, apparsi sui media locali.

«Egregio Direttore,
apprendendo dai media dell’ulteriore aggiornamento giudiziario del “Lodo ASA” e leggendo i commenti di taluni soggetti al tempo pubblici amministratori, alcuni tesi ad identificare presunti colpevoli o a procurarsi alibi, altri a festeggiare anticipate vittorie, pare doveroso esprimere un parere che richiami ad una seria ed equilibrata lettura di una vicenda che potrebbe essere ben lontana dalle conclusioni che affrettatamente da alcune parti si stanno celebrando. È legittimo per ognuno, nella disamina di fatti ormai storici, esprimere un parere personale, anche se visibilmente di parte o strumentale alle esigenze di consenso elettorale: ce lo insegna la “politica” nazionale ed è logico che quella locale si adegui; meno corretto è travisare strumentalmente gli eventi e cercare, ad ogni costo, il colpevole a casa degli avversari politici, magari scordandosi cammin facendo delle proprie responsabilità.

Ci si chiede, a fronte di conclusioni della Magistratura al momento non definitive, come possano degli amministratori locali considerare come una vittoria il non essere coinvolti in una vicenda che ha pesantemente inciso sull’economia del territorio, che ha fatto vittime nell’occupazione, che ha causato perdite salariali e fallimenti aziendali, direttamente e nell’indotto. Dove fossero questi amministratori locali, chiamati a esprimere giudizi e a controllare, quando i Consigli di Amministrazione ed i “supervisor” da loro nominati formulavano strategie, esibivano bilanci “strani” o addirittura non li esibivano e perseguivano linee aziendali poi considerate nefaste, nessuno è disposto a prenderlo in considerazione: importante è che nessuno, a livello pubblico, paghi.

Erano così occupati a chiedere posti di lavoro per amici e parenti, servizi “speciali” per il proprio Comune a spese del conto collettivo, se non addirittura consulenze personali, da omettere il minimo di controllo sull’agire di una partecipata che è giunta ad avere quasi più impiegati che operai e tecnici? Non vale sostenere di non aver avuto a disposizione i bilanci, di rappresentare “solo” piccoli Comuni, o di essere stati a quei tempi “consiglieri comunali di minoranza”: riteniamo che, al di là dell’averla “fatta franca” almeno temporaneamente, quegli amministratori siano moralmente corresponsabili di un dramma. Si sono salvate le casse pubbliche (per ora...) a spese di aziende e famiglie del Canavese: non c’è da gioire, non v’è alcunché da celebrare.

Il PD, sul quale qualcuno ora cerca di gettare fango, ha sempre cercato di attivarsi a favore dei Comuni mettendo a disposizione anche le proprie competenze legali. Anche quando quegli amministratori locali non trovarono il coraggio per ricercare in casa propria soluzioni che avrebbero probabilmente salvaguardato occupazione, qualità dei servizi e futuro delle aziende fornitrici. Si preferì attendere, sul modello Alitalia, un improbabile “Deus ex machina” che però non poteva, evidentemente, arrivare. A quegli ed a questi Amministratori pare calzare perfettamente il famoso refrain “anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti” per non dire del fatto che il contratto con l’attuale azienda appaltatrice del servizio smaltimento rifiuti scadrà ad ottobre 2020, e ad oggi non si sia seriamente presa in considerazione la costituzione di un bando di gara con relativo capitolato (chi lo costruirà, con quali competenze?): stanti i tempi della burocrazia è facile una profezia: non si farà in tempo, e quindi...?».

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