Galleria fotografica

IVREA - La vertenza Konecta approda sotto il Grattacielo della Regione Piemonte, dove ieri mattina, martedì 13 gennaio 2026, lavoratrici e lavoratori provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti hanno dato vita a un presidio partecipato e determinato contro il piano aziendale che prevede la chiusura dei due siti e il trasferimento a Torino di oltre mille dipendenti entro giugno 2026. Una mobilitazione accompagnata da uno sciopero che, negli stabilimenti, ha registrato un’adesione del 90%.

Al tavolo in Sala Giunta hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, amministratori locali, consiglieri regionali e rappresentanze sindacali. L’incontro, coordinato dall’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento del presidente della Regione Alberto Cirio, affiancato dagli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone. Il confronto sarà ora seguito dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino, che ha annunciato la convocazione dell’azienda, coinvolgendo anche la casa madre spagnola, per valutare soluzioni alternative alla chiusura dei siti. La Giunta regionale ha ribadito la disponibilità a mettere in campo strumenti di sostegno all’occupazione e alla formazione, oltre a risorse per la digitalizzazione dei servizi pubblici.

«Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola, affinché si costruisca un dialogo vero e non formale su alternative concrete alla chiusura dei siti. Insieme al governo, siamo al fianco dei lavoratori e degli amministratori locali, per difendere i posti di lavoro e preservare la capillarità di un patrimonio strategico come quello delle telecomunicazioni, che è centrale per l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi a cui il Piemonte e questi territorio non vogliono rinunciare», ha spiegato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio che ha partecipato all’incontro in videocollegamento da Bruxelles.

Alla manifestazione hanno partecipato anche la presidente del gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e i consiglieri regionali Alberto Avetta e Fabio Isnardi, che hanno ribadito la netta contrarietà del Partito Democratico a una riorganizzazione giudicata inaccettabile. «Il trasferimento forzato di circa 700 lavoratori da Ivrea e di oltre 400 da Asti non può essere considerato una soluzione – dichiarano – sarebbe un colpo durissimo per il Canavese e l’Astigiano, territori già segnati da crisi industriali e perdita di occupazione». Secondo gli esponenti dem, il piano aziendale scarica la crisi interamente sulle spalle dei dipendenti, in gran parte donne con contratti part-time, ignorandone le condizioni di vita, i carichi familiari e la dignità personale.

Nel corso del tavolo di confronto svoltosi in Regione, le organizzazioni sindacali hanno ribadito la richiesta di un nuovo piano industriale che garantisca il mantenimento delle sedi di Ivrea e Asti, considerate presìdi fondamentali per l’equilibrio economico e sociale dei territori. È stata inoltre sollecitata una maggiore valorizzazione, da parte degli enti pubblici, delle aziende locali del customer care, centrali nei processi di digitalizzazione e innovazione dei servizi. Sostegno ai lavoratori è arrivato anche dai consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale e Valentina Cera, che hanno definito positivo l’avvio di un tavolo permanente sulla vertenza, pur chiedendo risposte rapide e concrete.

Una vertenza che resta aperta e che riguarda non solo il futuro di Konecta, ma la tenuta occupazionale e sociale di interi territori. Difendere questi posti di lavoro, è il messaggio che emerge dal presidio, significa difendere comunità già messe a dura prova da anni di crisi (Beatrice Bonino).