IVREA - La scelta di «andare da soli» senza il consorzio dei servizi sociali InRete rischia di penalizzare i residenti di Ivrea alle prese con i buoni spesa. Lo sostiene il consigliere del Pd, Andrea Benedino. «La settimana scorsa il Governo ha stanziato risorse importanti per i Comuni affinché organizzassero velocemente, attraverso i propri servizi sociali, un'attività di assistenza nei confronti di chi necessitava di un sostegno alimentare, perché travolto improvvisamente dal lockdown dell'emergenza Coronavirus. Il Comune di Ivrea ha ricevuto per questa attività una cifra di poco superiore a 124mila euro. Da subito il Consorzio Inrete, che si occupa dei servizi socio-assistenziali per i Comuni dell'eporediese, ha avanzato ai comuni aderenti una procedura, in accordo con l'ANCI, per arrivare ad erogare rapidamente questi buoni».

«Molti Comuni del nostro territorio hanno aderito immediatamente alla procedura proposta dal Consorzio Inrete (mi risultano al momento Albiano, Baldissero, Bollengo, Brosso, Caravino, Carema, Cascinette, Chiaverano, Cossano, Fiorano , Issiglio, Nomaglio, Pavone, Piverone, Rueglio, Salerano, Samone, Settimo Vittone, Torre Canavese, Val di Chy, Valchiusa, Vidracco, Vistrorio). Ivrea ha scelto di non aderire e ha varato una propria procedura, fatta di raccolta di domande da vagliare in base a un complicato meccanismo di punteggi al fine di stilare una graduatoria degli aventi diritto».

«Entro la giornata di domani i Comuni che hanno aderito alla procedura di Inrete erogheranno i buoni a chi ne ha bisogno (molti lo stanno facendo già a partire dallo scorso weekend), mentre Ivrea entro domani finirà di raccogliere le domande, poi dovrà vagliarle, stilare la graduatoria etc. etc. con il rischio concreto che nessun avente diritto prima di Pasqua possa vedersi riconosciuto alcunché. E se non ci fosse la grande rete di solidarietà delle associazioni di volontariato, a partire dalla Caritas, da Croce Rossa e da tanti altri che sono impegnati come non mai ad assistere i più bisognosi, la situazione sarebbe ancora più grave. Perché quindi ad Ivrea si è voluto scegliere una strada diversa?».

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