Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Mario Beiletti dell'Anpi Ivrea e Basso Canavese.

«Una notizia apparsa a gennaio di quest’anno è oggi nuovamente sui media: un gruppo di naziskin chiede di processare i Partigiani per crimini di guerra. A far dell’ironia potremmo aspettarci, noi antifascisti, di essere tutti condannati per complicità! Ma tornando seri, la situazione in Italia ed in Europa (e non solo) è assai problematica. Approfittando della crisi economica, della povertà diffusa, del dramma delle migrazioni, di una crisi etica generale, una destra all’inizio frammentata e apparentemente folcloristica e fuori dal tempo emerge con sempre più forza. I casi sono all’ordine del giorno. Non è solo l’Anpi sotto attacco: lo siamo tutti.

Lo sono i Centri migranti, le Scuole per migranti, le Associazioni per la legalità contro le mafie, i Partiti della Sinistra, le Chiese dell’accoglienza, i Pacifisti e i Non violenti, le Donne, la Stampa libera… noi tutti che non vogliamo essere fermati per la strada da ronde col manganello, noi che desideriamo poterci esprimere liberamente in ogni luogo pubblico. Purtroppo, la mia personale sensazione, vivendo all’interno di una Associazione che di ciò si occupa, è che ci sia sottovalutazione da parte di molti. Ci raduniamo spontaneamente per un atto di terrorismo, organizziamo conferenze, presidii, flash-mob, spettacoli, rassegne di film o canzoni su uno dei tanti importanti aspetti del nostro impegno civile, e poi sembriamo pigri nel muoverci coralmente contro il fascismo (nuovo o vecchio che sia) che tenta di risorgere, utilizzando povertà, ignoranza, populismo addirittura per conquistare posti in Parlamento. Abbiamo dimenticato la Storia? Non ricordiamo più ciò che avvenne negli anni venti del secolo scorso?

Anche allora v’era chi considerava gli squadristi un elemento folcloristico; se ne dovette pentire. La lezione di allora dovrebbe essere sufficiente per dire oggi No! con forza. Dove sta il decantato antifascismo del Canavese, con le sue migliaia di Martiri Partigiani? Non può essere vissuto solo in una cerimonia annuale. Esso deve essere coerente e responsabile, ha bisogno di tutti voi e dei tanti giovani impegnati in una galassia di Associazioni, ma che sono anch’essi frammentati. Bene hanno fatto gli studenti del Liceo Gramsci a rispondere alle provocazioni fasciste con l’affissione di messaggi sulla non-violenza, ma non devono e non possono essere iniziative isolate: esse devono confluire in una coralità di voci che, assieme all’Anpi, erede diretta della Resistenza, comprenda Cittadini, Associazioni, Movimenti, Partiti.

L’antifascismo deve essere al primo punto di ogni nostra azione, idea, programma. Esso è l’anima della democrazia. Senza di esso non ci possono essere solidarietà, giustizia, pace, libertà. E allora le centinaia di Associazioni eporediesi e canavesane potrebbero ancora esistere? Per questo motivo stiamo lanciando una campagna di adesione all’antifascismo: vi informeremo nei prossimi giorni e chiediamo la partecipazione di tutti».

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