La consueta indagine congiunturale trimestrale, realizzata da Confindustria Piemonte, segnala la perdurante debolezza del clima di fiducia, con ampie differenze settoriali e territoriali. Nel comparto manifatturiero le attese su produzione, ordini ed export restano lievemente sfavorevoli, con indicatori appena al di sotto del punto di equilibrio tra previsioni di crescita.
L’indagine di settembre evidenzia la netta dicotomia tra settore manifatturiero e terziario. Nel terziario, infatti, le imprese esprimono ancora valutazioni decisamente ottimistiche. 
 
D’altra parte, anche nell’industria manifatturiera la complessiva solidità di altri indicatori sembra escludere la probabilità di recessione, almeno nell’immediato. Restano infatti attestati su valori positivi gli indicatori consuntivi: il tasso di utilizzo degli impianti è fermo al 75%, un livello sicuramente elevato. Stabili sono anche gli investimenti, programmati da un quarto delle aziende.  Sostanzialmente stabili le previsioni sull’occupazione. Infine, non aumentano in misura rilevante i ritardi nei pagamenti.
 
A livello settoriale soffrono in particolare tessile, automotive, metallurgia ed edilizia col suo indotto. Qualche segnale di miglioramento dalla meccanica strumentale.  Buone prospettive per alimentare e manifatture varie, molta incertezza nella gomma-plastica.A livello territoriale, le differenze sono ampie. Da un lato, a Cuneo, Alessandria, Novara e nel Canavese la maggioranza delle imprese esprime valutazioni favorevoli. Diverso il clima di fiducia prevalente a Torino, Vercelli, Verbania e Biella, alle prese con condizioni di mercato più problematiche.Non si chiude la forbice tra piccole e grandi imprese, con le grandi (oltre 50 addetti) che registrano saldi positivi, contrariamente alle piccole (meno di 50 addetti), dove prevalgono i pessimisti, ma sono soprattutto le micro-imprese, sotto 10 addetti, a essere fortemente pessimiste.
 
«In Piemonte, come nelle altre aree industriali del nostro Paese, non si intravedono soluzioni immediate alla fase di stagnazione e incertezza che ha caratterizzato gli ultimi trimestri» commenta Fabio Ravanelli, Presidente di Confindustria Piemonte.  «E' motivo di conforto la tenuta di importanti indicatori come CIG, tasso di utilizzo degli impianti, investimenti e occupazione. Nel breve periodo non è realistico immaginare un’accelerazione: non la giustificano le proiezioni molto caute sull’economia italiana e il rallentamento dell’Europa».
 
Dario Gallina, il Presidente dell’Unione Industriale di Torino, esprime con forza la preoccupazione degli industriali torinesi per la debolezza della situazione economica, caratterizzata da una crescita zero, che ora rischia di trasformarsi in recessione. C’è la necessità che il Governo intervenga. Il rischio è che la nostra industria e il nostro Paese si stacchino dai principali competitor e partner europei. Non possiamo restare ingessati da sterili beghe politiche; dobbiamo reagire in fretta alla situazione di emergenza.
 
Nel comparto manifatturiero per le oltre 900 aziende del campione, restano negative le attese su produzione e ordini per il quarto trimestre 2019. In particolare il saldo sulla produzione totale passa da -2,3% a -1,5%. Si accentua ulteriormente il divario tra la performance delle imprese con oltre 50 addetti e quelle più piccole, con saldi rispettivamente pari a +3,4% (era 1,9% a marzo) e -4,2% (era +4,5%).Il saldo delle imprese metalmeccaniche è negativo per la prima volta dopo 18 trimestri positivi (dal +0,9% al -0,9%). Il comparto macchinari e apparecchi torna positivo e passa da -1,2 a +8,5.Rrestano in crisi la metallurgia e l’automotive;  brusca frenata per l’industria elettrica ed elettronica (da +27,6% a 0,0%). 
 
 
A livello territoriale, si segnala la ottima performance di Canavese (da +25,9% a +31,3%), Alessandria (da -7,1% a +10,7%), Novara (da +15,2% a +7,1%), Cuneo (da +3,8% a +5,1%). Inversione di tendenza ad Asti (da +7,9% a -3,2%), mentre restano negative le attese a Torino (da -0,9% a - 8,1%), Verbania (da -6,9% a -14,3%) e Vercelli (da -13,5% a -5,0%). 
Si accentua la crisi a Biella, dove il saldo ottimisti pessimisti, è negativo da un anno (-14,8% il salto ottimisti-pessimisti). (F.b.)

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