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IVREA - Approda in Consiglio regionale la chiusura della sede di Ivrea di Konecta, per accorpare i servizi call-center in un'unica location con 700 lavoratori di Palazzo Uffici destinati, da giugno 2026, a lasciare la città per andare a lavorare a Torino. La presidente del gruppo consiliare regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale, ha presentato un’interrogazione alla giunta Cirio.

«L'interrogazione è per sollecitarne l’intervento al fine di scongiurare la delocalizzazione di Konecta e per chiedere quali azioni intenda intraprendere in merito alla situazione occupazionale derivante dal piano industriale presentato negli scorsi giorni, che prevede la chiusura delle sedi di Asti e Ivrea entro il 2026, e il conseguente trasferimento di circa 1100 lavoratrici e lavoratori nel polo di Torino - spiega l'esponente di Avs - a Ivrea sono 700 dipendenti. Dopo la fusione con Comdata nel 2022 e il rebranding del 2024, l’azienda ha registrato una crescente difficoltà dovuta alla perdita di alcune commesse strategiche (Tim, Generali, Fibercoop). Il nuovo piano industriale presentato il 5 dicembre 2025 solleva però enormi preoccupazioni: per molte lavoratrici e molti lavoratori dell’Astigiano, dell’Eporediese e delle aree più periferiche, il pendolarismo quotidiano potrebbe superare un’ora e mezza a tratta, con pesanti ricadute economiche, organizzative e sociali, su chi ci lavora, in primis, ma anche sui territori, che si vedrebbero svuotati di centinaia di persone, con un impatto significativo sulla microeconomia locale. Sia ad Asti e che a Ivrea, dove Konecta rappresenta la più grande realtà privata del territorio e un presidio occupazionale essenziale per giovani e donne, la chiusura rischia di produrre un impoverimento strutturale dell’area».

«Particolarmente critica è la situazione della sede eporediese, dove lavorano molte donne con contratti part-time, inquadramenti di terzo livello e impegni di cura familiare: condizioni che rendono impossibile sostenere tempi e costi aggiuntivi di trasferimento - aggiunge Alice Ravinale - stiamo parlando dell'ennesimo colpo per il tessuto socio-economico di due territori già provati da precedenti crisi industriali, e l’atteggiamento lassista della politica locale, abbandonata dalla presidenza della regione, pare non aver contezza del disastro imminente. Con l’interrogazione presentata si chiede alla giunta regionale di attivarsi urgentemente per salvaguardare i lavoratori coinvolti e attivare un confronto con l’azienda, al fine di scongiurare un ulteriore indebolimento del sistema produttivo piemontese e garantire soluzioni sostenibili per le persone e per i territori colpiti».

«La chiusura delle sedi e la conseguente proposta di trasferimento a Torino equivalgono, di fatto, a un licenziamento di massa mascherato - dichiara Cadigia Perini, segretaria del Circolo di Rifondazione Comunista di Ivrea - è evidente che la maggior parte dei lavoratori, specialmente le lavoratrici sempre gravate di maggiori carichi familiari, e considerando l’aumento dei costi di viaggio, a fronte di stipendi molto bassi, non sarà in grado di accettare il trasferimento, venendo così obbligata a lasciare l'azienda».

Rifondazione fa appello alle istituzioni, al Comune di Ivrea, al Comune di Asti e alla Regione Piemonte per un intervento immediato e risolutivo per bloccare la procedura di chiusura delle sedi di Ivrea e Asti e aprire immediatamente un tavolo di crisi che includa l'azienda, le organizzazioni sindacali e le istituzioni, con l'obiettivo primario di mantenere l'occupazione in loco. «Non permetteremo che la logica del mero profitto distrugga il futuro di centinaia di famiglie. La difesa dei posti di lavoro è la nostra priorità. La Regione non resti a guardare il massacro sociale», dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte e la VdA di Rifondazione Comunista.