LEINI - Scintille ieri sera in apertura del Consiglio comunale tra il consigliere Francesco Faccilongo (Progetto Leini) e la Presidente del Consiglio Comunale Elisa Chiabotto. Lite innescata a seguito della levata di scudi dei gruppi di minoranza che hanno criticato aspramente, via social, il nuovo PUT (Piano Urbano del Traffico) che ha introdotto la ZTL ambientale e la sosta a pagamento nel quadrilatero via Bonis, via Vallino, via  Ricciolio, via Carlo Alberto, via Capirone. 

Non è mancata la pronta replica della maggioranza che ha invitato le opposizioni a discutere in aula e non sui social. Cosa che, a detta di Faccilongo, farebbero volentieri a patto che la Presidente del Consiglio non taciti continuamente le minoranze, trasformando così il consiglio comunale in un mero votificio. Apriti cielo. Chiamata in causa, la Chiabotto ha pubblicato sul proprio profilo social un post al vetriolo, invitando le opposizioni ad utilizzare i canali istituzionali anziché i social al fine di raggiungere un maggior numero di persone: «Cavoli - scrive la Chiabotto - quando in Consiglio Comunale conviene sproloquiare per poter raggiungere la mezzanotte ed avere il permesso lavorativo il giorno successivo, allora il Consiglio diviene il luogo deputato all’articolazione della democrazia. Tuttavia, dal momento in cui la “Presidente del Consiglio, Elisa Dottoressa Chiabotto”, diventa sempre il capro espiatorio della miope opposizione, ho voluto rispondere, perché non vorrei rischiare che il mio/nostro silenzio possa essere scambiato per qualunquismo, disimpegno irresponsabile o, peggio, conferma e avvallo delle squallide tesi».

Francesco Faccilongo (Progetto Leini) ha chiesto subito la parola sulle dichiarazioni a mezzo social della presidente Chiabotto: «Le sue affermazioni sono di una gravità che non sono più sopportabili da questo Consiglio. Mettono in discussione il nostro ruolo di consiglieri comunali. Ci ha definiti miopi. Si assume le responsabilità delle cose che dice? Lei ci accusa di sproloquiare per superare la mezzanotte per usufruire di un permesso per la giornata lavorativa successiva al consiglio. Un’affermazione gravemente ingiuriosa». Laconica la risposta: «I consiglieri definiti miopi sono più di uno. Mi dispiace che lei si sia sentito chiamato in causa. Io non sono mai andata a cena e non mi sono mai seduta sotto un tavolo con uno di voi sei. Non ho fatto nomi e cognomi quindi non vedo di che cosa mi debba scusare». 

«La funzione del Presidente del Consiglio, Dottoressa Chiabotto - replica Faccilongo - non è un capo di abbigliamento prêt-á-porter che si mette e si toglie a seconda dell’occasione. Quando lei parla pubblicamente, perché pubblicare su un social è parlare pubblicamente, non può dire: “Io adesso non sono più presidente e quindi posso dire quello che voglio”. La sua funzione, è quella di tutelare e garantire i componenti del consiglio. Lei Presidente, se ci riesce, deve regolare le attività del consiglio, ma non è titolata a dettare tempi e modi di come noi svolgiamo l’opposizione. Lei ha trasformato una questione politica in un attacco personale e diffamatorio. La maggioranza vuole intervenire o far finta di niente?».

La querelle termina con la seccata controreplica della Chiabotto: «Ripeto: non mi sono mai seduta a tavolo con nessuno di voi e non sono tenuta a conoscere le vostre professioni. Se questo diventa un problema politico il consiglio proponga una mozione di sfiducia e se approvata sarò lieta di alzarmi e tornare a casa. È dal 28 giugno 2019 che personalmente ricevo insulti e ingiurie di ogni sorta a cui non ho mai risposto. Mi sono stancata. Voglio ricordare che le offese non qualificano la persona che le riceve, ma chi le pronuncia». (S.i.)

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