L’improvvisa dichiarazione di fallimento della Shernon Holding srl, società che solo lo scorso anno aveva acquisito i punti vendita a marchio Mercatone Uno, avvenuta con sentenza del Tribunale di Milano il 23/5, ha precipitato i circa 2.000 lavoratori del gruppo in una situazione drammatica. «Dopo l'incontro al Mise - fa sapere la Cgil - durante il quale i sindacati hanno rappresentato l’urgenza immediata di un intervento per salvaguardare l’occupazione e il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro famiglie, il curatore fallimentare ha avviato la procedura per la restituzione dei punti vendita di Shernon all’Amministrazione Straordinaria e quindi il rientro delle lavoratrici e i lavoratori. Ora si rende necessario riconvocare subito il tavolo presso il Mise per espletare l’esame congiunto e procedere con l’immediata concessione della cassa integrazione straordinaria, con l’auspicio che vada a buon fine». Successivamente alla messa in sicurezza del reddito dei lavoratori, si aprirà una fase molto delicata e complessa per dare prospettiva e continuità occupazionale. «Le organizzazioni sindacali stanno seguendo l’evolversi di questa drammatica vicenda ora dopo ora, con il totale coinvolgimento di tutte le lavoratrici e lavoratori».

«La grave situazione in cui versano sia i 1800 dipendenti, sia clienti di Mercatone Uno che hanno già pagato la merce ma non riceveranno nulla che i fornitori che non sono stati pagati, si sarebbe potuta evitare se i governanti dell’epoca avessero seriamente vigilato su chi stava acquisendo la società». Lo dichiara il Segretario Generale di Confintesa Francesco Prudenzano in ordine alla bancarotta del Mercatone Uno. «Non si capisce come a due politici navigati come Gentiloni e Calenda non sia sembrato sospetto che la Shernon Holding, che si era proposta come acquirente, avesse la sede legale a Malta potendo così sottrarsi a più stretti controlli italiani. Inoltre, a fronte della crisi che ha poi colpito i 1800 dipendenti, danneggiato i fornitori e penalizzato i clienti, se fosse stato applicato l’articolo 46 della Costituzione, che prevede la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’azienda, oggi migliaia di famiglie non sarebbero in angoscia. Questo ulteriore grave fatto faccia riflettere il Governo che, invece di litigare sul chi deve contare di più al suo interno, si preoccupi dei problemi del lavoro e attui il dettato Costituzionale per quanto attiene la Partecipazione».

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