Negli ultimi mesi, numerosi Sindaci di Comuni hanno evidenziato a Uncem le problematiche relative alla presenza esigua di medici di base nelle vallate alpine e appenniniche. Un problema non certo nuovo, legato all’organizzazione dei Distretti sanitari e anche alle volontà espresse dall’Ordine dei Medici. Uncem ha sottoposto le problematiche dei territori al Ministro della Salute Giulia Grillo. Un problema sottolineato anche da diversi sindaci del Canavese.
 
La Strategia nazionale Aree interne, con le Strategie di territorio e i conseguenti Accordi di programma firmati nei territori, ha saputo finora dare alcune risposte organizzative al problema - con gli "infermieri di comunità" ad esempio, ovvero con le "case della salute" e con altri strumenti operativi legati alla continuità socio-assistenziale, messi in campo da molte Regioni che hanno anche strutturato efficaci "comunità di pratica" -, "ma resta forte comunque la necessità di verificare l’organizzazione della presenza dei medici sui Comuni montani, unendo questo tema ad esempio a quello della riorganizzazione dei trasporti e più in generale dei servizi nelle aree interne", precisa il Presidente Uncem Marco Bussone.
 
Grazie alle moderne tecnologie e all’Agenda digitale, unite alla collaborazione con Associazioni locali e Comuni stessi, si potrebbero mettere in campo azioni sperimentali per favorire l’accesso all'assistenza medica delle fasce deboli della popolazione, terza età in particolare. Modelli di "prenotazione" delle visite ambulatoriali e di trasporto "a chiamata" favorirebbero l'accesso e il mantenimento dei servizi. Non senza però una sensibilizzazione dell’Ordine dei Medici da parte Sua Ministro, affinché i medici che già operano sulle valli (anche con una riorganizzazione su base comunale e di Comunità montana o di Unione di Comuni) eroghino effettivamente i servizi almeno alcune ore la settimana anche nei centri più piccoli.
 
"Ritengo importante - sottolinea Bussone - quanto definito in sede di Conferenza Stato-Regioni per aumentare il numero di specializzazioni nella triennale di medicina generale. Si tratta di un segnale prezioso per i nostri territori. La carenza dei medici di famiglia sul territorio, in particolare nelle aree interne, rurali e montane, è un problema che nei prossimi anni rischia di mandare in crisi l’intero sistema sanitario e dunque è fondamentale intervenire in modo tempestivo".

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