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MONTALENGHE - La comunità rivuole il suo parroco, padre Ugo Lodi. Lo ha scritto a chiare lettere in una missiva inviata al vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Dai primi di settembre, infatti, secondo le nomine annunciate a inizio luglio, padre Ugo Lodi dovrà lasciare dopo tre anni la parrocchia di Montalenghe (rimanendo però parroco nella vicina Vialfrè). Al suo posto è stato scelto don Gianmario Cuffia.

«In merito all’allontanamento di Don Ugo Lodi, motivato dall'esigenza di "alleggerirlo" da uno dei suoi incarichi in Diocesi, non ci risulta che il sacerdote abbia mai evidenziato la gravosità del proprio operato, né tanto meno che ne abbia fatto presente la necessità alla Curia eporediese. Se così fosse stato, non avremmo avuto nulla da eccepire; al contrario, avremmo appoggiato e condiviso una sua eventuale richiesta o decisione in tal senso. Siamo invece rammaricati nel constatare che questo "alleggerimento" (o meglio, allontanamento) sembra scaturire da ragioni differenti, che nulla hanno a che vedere con quanto dichiarato. D’altra parte, ci chiediamo perché sia stata scelta proprio la comunità di Montalenghe - dove si è consolidato un rapporto di fiducia e stima reciproca di immenso valore - anziché quella di Vialfré».

«È superfluo rimarcare come l’impegno, la correttezza e la trasparenza della gestione amministrativa di Don Ugo in questi tre anni siano stati encomiabili e ineccepibili. È proprio questo il motivo per cui i fedeli che compongono la Comunità parrocchiale di Montalenghe chiedono a gran voce che il loro Pastore rimanga al suo posto». A sostegno della richiesta, prima ancora della lettera, sono state raccolte 150 firme.

A Montalenghe tiene banco anche la questione dei soldi della parrocchia, frutto di due lasciti, per complessivi 190 mila euro. La diocesi ha proposto di trasferirli alla curia eporediese per meglio gestirli e farli fruttare. Anche su questo, da Montalenghe, è arrivato un netto diniego: «Riteniamo l'argomento del tutto superato, avendo la Comunità già espresso chiaramente il proprio dissenso - spiegano i parrocchiani nella lettera al vescovo - né il diritto canonico né il diritto civile obbligano le Parrocchie a trasferire i propri fondi alla Curia, godendo le prime di piena autonomia patrimoniale in quanto Persone Giuridiche. Le confermiamo fin d'ora che la nostra posizione rimarrà la medesima anche nei confronti del nuovo Parroco, al quale ribadiremo il nostro dissenso verso qualsiasi decisione contraria alla tutela del patrimonio parrocchiale».

E ancora: «Eccellenza, Le chiediamo di perdonare i toni franchi e diretti, ma le piccole comunità come la nostra sono simili a famiglie in cui le decisioni più importanti devono essere condivise con tutti i membri. Ci auguriamo di cuore che Lei voglia tenere in debita considerazione quanto espresso, al fine di preservare un sereno e proficuo rapporto di fiducia con Sua Eccellenza e con la Curia che Lei guida».