MONTALTO DORA - Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera inviata da una nostra lettrice che solleva un problema pratico relativo alle scuole. Problema che riguarda, molto probabilmente, tantissimi Comuni non solo in Canavese.

«Vi scrivo perché sono delusa. Vi scrivo perché sono arrabbiata. Si lo so, questo verbo si usa per gli animali e non per le persone ma io mi sento proprio come un animale in gabbia. Per carità, nessun problema di salute che è la cosa più importante. Purtroppo però ancora una volta come genitore mi sento presa in giro dalle istituzioni. Nocciolo della questione: l'uscita autonoma da scuola per mia figlia di quinta elementare. Il Consiglio d'istituto del comprensivo Ivrea 2 ha stabilito con una votazione praticamente unanime che i bambini della quinte elementari di tutto il comprensivo NON potranno uscire da scuola in maniera autonoma. 

Non sono un avvocato ma la prima cosa che ho pensato è stata: davvero queste persone possono scavalcare la mia patria potestà? Davvero possono decidere se mia figlia è in grado o meno di percorrere da sola i 400 metri che la separano da casa in un paesino come Montalto? Non sanno nemmeno dov'è la scuola a Montalto. Non siamo in centro a Torino con tram e traffico ad alto rischio. Abbiamo la fortuna di vivere in un paesino di viuzze tranquille, dove la gente si conosce e si saluta per strada. La seconda domanda che mi sono posta è: negli altri istituti in zona vale la stessa regola. Inizio a chiamare altre mamme amiche di Lessolo, Pavone, Borgofranco e tutto il Canavese. Mi sono spinta fino in Valle d'Aosta. La risposta è stata unanime: ho fatto lo scarico di responsabilità alla scuola. Quindi? Se io come genitore mi prendo la piena responsabilità e manlevo la scuola, gli insegnanti, i bidelli, la preside e persino il ministro dell'istruzione da ogni responsabilità perché mia figlia non può uscire? Vale di più il voto di 15 o 20 persone che nemmeno conosco? 

Sono attonita, basita, senza parole. Anzi forse di quelle ne avrei pure troppe da dire. A questo punto non mi rimane che risolverla all'italiana, raggirando un sistema illogico fatto di cavilli burocratici, di persone costrette a votare contro il buon senso per paura di essere travolti dal vortice di una legislazione che tutela tutti e nessuno. Quindi come mi è stato consigliato dalla vicepreside farò delega ad una serie di mamme, nonne, nonni e magari anche il primo che passa purchè maggiorenne che all'uscita da scuola faranno un cenno alla maestra di mia figlia e poi lei finalmente potrà andarsene a casa da sola avendo varcato la soglia sotto l'occhio vigile di un maggiorenne. Siamo il paese dei contro sensi. Ci lamentiamo che i figli vivano sotto una campana di vetro e quando cerchiamo di farli camminare con le loro gambe in autonomia non ci viene concesso da dei perfetti estranei che scavalcano la nostra patria potestà in nome di non so quale diritto o circolare ministeriale.. Ci sono uomini, ominicchi e quaquarqua. l'Italia è il paese dei quaquaraqua». (lettera firmata)

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