CANAVESE - Il Piemonte è tra le regioni più penalizzate dalla riforma sulla classificazione dei Comuni montani: secondo la legge 131/2025, 105 Comuni piemontesi perderebbero la qualifica di montani, il terzo dato più alto a livello nazionale, dopo Sardegna e Campania. Lo rende noto l'Asmel.
Il tema si inserisce in un contesto nazionale ancora irrisolto. La Conferenza Stato-Regioni non ha infatti raggiunto un’intesa sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, rinviando ancora una volta la riforma. «La legge 131/2025 introduce parametri esclusivamente altimetrici, basati su pendenza e altimetria, senza tenere conto della marginalità socio-economica, della distanza dai servizi e dell’isolamento che caratterizzano molte aree interne». Tra i Comuni destinati a perdere la qualifica, secondo Asmel, figurano, in Canavese (come da mappa pubblicata sul sito dell'associazione), Castellamonte, Valperga, Pertusio, Rivara e Levone. Rocca Canavese, invece, otterrebbe la qualifica e sarebbe l'unico Comune del Canavese ad aggiungersi tra i montani.
Il rischio concreto è che la nuova classificazione produca una perdita di fondi, agevolazioni e strumenti di sviluppo, aggravando le difficoltà già esistenti e compromettendo servizi essenziali come istruzione, sanità e mobilità. Una prospettiva che, avvertono i sindaci, «non semplifica il sistema, ma accelera lo spopolamento e l’abbandono di queste aree presidio di identità per l’intero Pease».
«Asmel - sostiene Giovanni Caggiano, Presidente dell’associazione dei 4800 comuni italiani - sta sostenendo con forza le istanze dei sindaci, affinché il confronto con il Governo sia costruttivo. Una posizione condivisa anche dalle Ancu regionali: la recente lettera della coordinatrice Susanna Cenni al presidente nazionale Gaetano Manfredi ha evidenziato il rischio di un’inutile contrapposizione tra regioni alpine e appenniniche. Le interlocuzioni in corso dimostrano che un punto di equilibrio è possibile, ma serve una revisione dei criteri che tenga insieme dati territoriali, coesione sociale e reale fragilità dei Comuni».








