SCARMAGNO - La recente notizia di Britishvolt, finita in amministrazione controllata, mette in seria discussione il tanto annunciato investimento della sorella gemella svedese Italvolt a Scarmagno. Un investimento di una gigafactory di batterie per l’auto nei terreni della ex Olivetti che dovrebbe occupare circa 4-5 mila addetti nel progetto iniziale, ma che ad oggi non ha visto alcun inizio. Se il progetto inglese è di fatto fallito, vi è il grande dubbio che quello italiano non parta neanche: l'allarme è arrivato oggi dalla Fim-Cisl Torino e Canavese.

«Riteniamo che quello che si sta delineando per il Piemonte, in particolare per l’area torinese, sia estremamente preoccupante - dice il segretario Davide Provenzano - l’investimento di Intel e di Italvolt sono fondamentali per superare il momento di difficoltà del settore auto e per gestire eventuali esuberi che temiamo possano esserci con la fine della produzione del motore endotermico previsto per il 2035. Perdere potenzialmente 10.000 nuovi posti di lavoro per la nostra industria sarebbe drammatico, il settore automotive con tutto il suo indotto ha bisogno di un polmone occupazionale, che con la dovuta riqualificazione di competenze degli addetti, possa superare questi anni cosi incerti».

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