Scritte sui muri e una raccolta firme per dire «basta» all'arrivo dei profughi. A Settimo Vittone, evidentemente, i progetti di accoglienza non sono stati solo un successo. In paese è partita una raccolta firme che, fin qui, ha raccolto duecento adesione. In un paese di poco più di 1000 persone, una mezza rivolta popolare. Non solo: i muri di molte abitazioni dei paesi della zona, non solo Settimo Vittone ma anche Borgofranco e Qusssolo, sono stati tappezzati di insulti contro un imprenditore della zona che, come già avvenuto in altre località del Canavese, ha acquistato degli immobili vuoti da anni che poi mette a disposizione delle cooperative per accogliere i migranti. Una sorta di «business della solidarietà e dell'accoglienza» che a diversi residenti della zona comincia a non piacere. 
 
In vista di possibili nuovi arrivi (il mese scorso altri trenta migranti, con lo stesso sistema, hanno trovato ospitalità a Montalto Dora) Settimo Vittone ha deciso di far sentire, in qualche modo, la sua voce. Ed è possibile che la raccolta firme, nei prossimi giorni, varchi i confini del Comune per approdare nei centri vicini. Nonostante gli appelli all'accoglienza, pare che qualcosa si sia effettivamente incrinato nel rapporto tra la gestione dell'emergenza e la normale routine di piccoli paesi.
 
In Canavese ci sono più di 800 migranti, un numero decisamente superiore a quelle che sarebbero state le stime massime del Ministero dell'interno. Qualcosa, insomma, è andato storto. Ci sono anche sindaci che in qualche modo sono riusciti a mettersi di traverso (come a Cuorgnè) ma quello del business dell'accoglienza è ormai un fenomeno generalizzato. Un business che, purtroppo. a volte va ben oltre le esigenze di solidarietà e la sacrosanta necessità di ospitare i profughi.

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