SPARONE - Sta facendo molto discutere, politicamente, l'uscita di Sparone dall'Unione Montana Gran Paradiso. Dopo l'ultimo consiglio del sodalizio al «vetriolo», con le critiche degli altri sindaci e amministratori dei Comuni «restanti» nei confronti dell'operato della giunta guidata da Anna Bonino, si registra la presa di posizione sulla vicenda della consigliera di minoranza di Sparone, Silvia Leto.
«Abbiamo letto le dichiarazioni e le polemiche seguite alla decisione del Comune di Sparone di uscire dall’Unione Montana Gran Paradiso per aderire all’Unione Montana Valli Orco e Soana - commenta Silvia Leto - Come gruppo di minoranza non intendiamo alimentare uno scontro fatto di accuse reciproche. Crediamo invece che questa vicenda meriti una riflessione politica più ampia, perché riguarda il futuro del nostro territorio e il modo in cui i Comuni scelgono di collaborare. Quello che ci chiediamo è perché le stesse criticità evidenziate oggi, che dalle dichiarazioni della maggioranza sembrano essere note da tempo, non abbiano portato a una riflessione già quando la Regione Piemonte aveva richiamato l’Unione a rivedere la propria organizzazione e il sistema delle collaborazioni, evidenziando la necessità di rafforzare i servizi associati. In quelle occasioni il Consiglio comunale di Sparone approvò per ben due volte il rinnovo dell’Unione Gran Paradiso, confermando anche la gestione associata di alcuni servizi e sostenendo che «non si abbandona la barca quando sta per affondare», come dichiarato dalla Sindaca Bonino. Noi scegliemmo l’astensione perché ritenevamo che non fosse sufficiente prorogare un modello che la stessa Regione aveva ormai messo in discussione e che mostrava evidenti difficoltà».
E' un cambio di Unione che arriva tardi per Silvia Leto: «La nostra posizione è rimasta la stessa: il problema non è scegliere tra un’Unione o un’altra. Il vero tema è costruire una governance capace di permettere ai Comuni delle nostre valli di affrontare insieme le sfide dello spopolamento, della gestione dei servizi, dello sviluppo economico, del turismo e della capacità di intercettare finanziamenti. Per questo riteniamo che il passaggio all’Unione Valli Orco e Soana avrebbe potuto essere gestito con maggiore lungimiranza, aprendo un confronto tra tutti i Comuni interessati per verificare la possibilità di costruire una Unione delle Valli, superando divisioni che da troppo tempo indeboliscono il territorio. Dispiace constatare che oggi si cambi strada invocando motivazioni che erano già presenti un anno fa. Un confronto più coraggioso e condiviso avrebbe probabilmente consentito di affrontare prima questa scelta e, soprattutto, di farlo in un’ottica di maggiore unità. Anche il metodo avrebbe potuto essere diverso: una decisione di questo rilievo avrebbe meritato un confronto preventivo con gli enti direttamente interessati, improntato al dialogo istituzionale, alla condivisione delle motivazioni e alla ricerca di un percorso comune. Siamo convinti che, quando si assumono decisioni istituzionali di questa portata, il criterio guida debba essere sempre uno: il bene dei cittadini e delle comunità. Le scelte che riguardano il futuro del territorio dovrebbero infatti derivare da una visione politica condivisa e orientata esclusivamente all’interesse pubblico».
«Il nostro auspicio è che questo passaggio non rappresenti semplicemente il trasferimento da un’Unione all’altra, ma l’inizio di una riflessione più ampia. Le nostre valli hanno bisogno di superare definitivamente i campanilismi che per anni hanno limitato la collaborazione tra i Comuni. In questo senso, ci auguriamo che la decisione assunta sia stata dettata unicamente da valutazioni di carattere politico e amministrativo, finalizzate a migliorare la qualità dei servizi e le opportunità di sviluppo delle nostre valli, e non da personalismi, logiche di appartenenza o valutazioni di mera convenienza - conclude la consiglieri di minoranza, Silvia Leto - Ci auguriamo inoltre che l’Amministrazione disponga già di una visione chiara e lungimirante del percorso che intende intraprendere e degli obiettivi che intende raggiungere, evitando che una scelta così importante si traduca in una semplice navigazione a vista. Quando si ridefiniscono assetti istituzionali così rilevanti è fondamentale che prevalgano sempre la programmazione, il confronto e, soprattutto, l’interesse generale della comunità. Le decisioni istituzionali non si misurano sulla capacità di cambiare direzione, ma sulla capacità di indicare una meta, costruire consenso e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Su questo continueremo a esercitare il nostro ruolo di minoranza: con spirito critico ma costruttivo, valutando i risultati concreti che questa decisione saprà produrre per i cittadini, perché è su quelli, e non sulle dichiarazioni, che si misurerà la bontà della scelta compiuta».












