Botta e risposta «a distanza» tra maggioranza e opposizioni a Valperga. Le minoranze hanno disertato l'ultimo consiglio comunale ma l'ex primo cittadino Davide Brunasso e il collega Giuliano Arimondo non demordono e rilanciano sul presunto conflitto d'interessi che riguarda il sindaco Gabriele Francisca e almeno un membro della maggioranza. «Quanto accaduto in consiglio è stucchevole, uno spettacolo indegno per il Comune di Valperga - dicono Brunasso e Arimondo - una maggioranza ormai soffocata da conflitti  d’interesse in maniera evidente e palese.  Oltre un centinaio le richieste di variante al piano regolatore presentate dai cittadini su  sollecitazione della stessa maggioranza nel 2017. Un piano montato ad arte per nascondere le reali  intenzioni della maggioranza. Tra le 100, infatti, sono solo cinque in pratica le richieste accolte e portate avanti. E tra queste anche quella per l’azienda di famiglia dell’ex assessore e ora consigliere di maggioranza, Monica Vittone».

I consiglieri chiedono le dimissioni della Vittone. «Noi non discutiamo le richieste legittime delle aziende ma vanno contemperate con tutte le altre dei privati cittadini in un piano generale di adozione. Qui invece si è andati a senso unico.
 Il sindaco Francisca è un Robin Hood al contrario, toglie ai poveri e premia i ricchi. L’adozione della variante votata dalla maggioranza lede i diritti soggettivi di oltre una sessantina di cittadini e famiglie togliendo di fatto loro diritti acquisiti con la Variante del 2000. Dall’analisi risulta evidente che il sindaco Francisca, che ha votato la delibera, a quanto consterebbe, abbia rapporti di natura professionale con le aziende oggetto della variante e che ne trarranno agio. Il sindaco non doveva e non poteva votare il provvedimento. Impugneremo l’atto  perché in aperto contrasto con il TUEL che prevede la trasparenza e l'imparzialità dell'azione amministrativa».

Accuse che il sindaco Gabriele Francisca respinge al mittente: «Intanto dispiace che abbiano disertato il consiglio in cui l'ingegnere che ha curato la variante parziale ha spiegato bene perché si è proceduto con le attività produttive e non con i privati cittadini. Evidentemente non volevano sentire e questo è un atteggiamento irresponsabile. Per i privati a breve daremo delle risposte in merito alle loro istanze».

«Per quanto riguarda le accuse alla Vittone e al sottoscritto è chiaro che soffrono di una sindrome da conflitto di interessi diffusa ovunque gli fa comodo. Non è una colpa essere di famiglia industriale oppure avere dei rapporti commerciali con le aziende: nessuna legge lo vieta. Di conseguenza la Vittone non ha partecipato al voto mentre il sottoscritto ha legittimamente partecipato. Forse Brunasso non ricorda la sua variante al piano, del tutto legittima, a favore dell'insediamento della Sata nella ex area proavicola. Una variante per una sola azienda a cui come minoranza avevo partecipato e votato a favore. Se impugnano l'atto è da irresponsabili e informeremo la cittadinanza: sono loro che remano contro lo sviluppo indistriale, oltretutto in un momento di congiuntura economica difficile per tutti».

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