«Sostenere che la caccia abbia un presunto ruolo salvifico per gli animali perché preserverebbe le specie dall'estinzione rappresenta una colossale mistificazione». Così l'Enpa interviene sul dibattito scaturito sui social network in merito alla passione per i safari del veterinario di Caluso, Luciano Ponzetto. Un dibattito che, ovviamente, ha superato i confini del Canavese diventando un caso nazionale.
 
«Sarebbe come sostenere che la guerra assicura la continuità della specie umana perché riequilibra il rapporto tra popolazione e risorse» dice il responsabile della sezione Enpa di Torino, Marco Bravi. «Viene dunque da chiedersi se i latori di tali boutade abbiano contatto con la realtà nella quale vivono. Se, ad esempio, siano al corrente degli effetti della pressione venatoria, più o meno legale, sulle popolazioni di moltissime specie che, proprio a causa di quella pressione, sono ormai ridotte sull'orlo dell'estinzione se non del tutto scomparse dalla faccia della terra. Mi sembra fuori di dubbio che tra l'uccidere animali per una presunta forma di divertimento e il curarli per salvar loro la vita non ci può essere, né ora né mai, alcuna compatibilità».
 
Per questo, l'Ente Nazionale Protezione Animali rinnova la richiesta già formulata alla Fnovi (Federazione Nazionale Ordini Veterinari) di radiare dall'albo il veterinario-cacciatore. Così come rinnova l'appello affinché i Comuni convenzionati con il canile di cui il veterinario in questione è direttore sanitario, si ritirino dalla convenzione. «Come può una persona che veramente ama gli animali non soltanto ucciderli – conclude Bravi – ma farsi addirittura fotografare sorridente davanti al corpo senza vita di un leone? Chi realmente ama gli altri viventi non prova compiacimento per aver provocato la loro morte».