CANAVESE - Con l’emergenza coronavirus salgono a oltre due milioni i cinghiali che – in tutta Italia - circolano senza freni per campagne e città senza più freni danneggiando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza anche degli automobilisti. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti nazionale in riferimento alla moltiplicazione degli avvistamenti di cinghiali e animali selvatici. La situazione nel territorio della provincia di Torino, la riassume così Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino: «Le aree più critiche sono quelle dei campi della collina torinese, chivassese e nella piana lungo l’asta del fiume Po. I danni principali dei cinghiali sono sulla cotica erbosa dei prati e sui campi di mais e grano, grufolati dagli ungulati. Medesime segnalazioni arrivano dai coltivatori di eporediese e calusiese, rivarolese e Canavese. Le aree del territorio torinese indenni dai guai dei cinghiali sono veramente poche». 

Livelli significativi di danni alle colture si riscontrano in particolare in alcuni contesti situati all’interno o in prossimità di aree di protezione - in particolare le aree contigue al Parco La Mandria, all’Oasi dei 5 laghi di Ivrea, e nella zona del Parco del Po torinese. Vorrei anche aggiungere che i cinghiali fanno danni anche senza grufolare: tanti agricoltori infatti hanno dovuto difendere i coltivi e le serre con recinzioni elettriche, impianti che costano centinaia di euro.

Michele Mellano, direttore di Coldiretti Torino, aggiunge; «Con l’emergenza Coronavirus spesso sono stati sospesi i servizi di contenimento e chiusi gli uffici degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini. Il risultato? L’emergenza Coronavirus ha bloccato i sopralluoghi dei danni. Agli agricoltori, per rimediare, non resta che documentare quanto accaduto con immagini. Tutto questo allungherà i tempi dei rimborsi che già oggi arrivano agli agricoltori in grande ritardo. L’emergenza ha sospeso le lezioni del Corso per soggetti attuatori del Piano di contenimento della specie cinghiali sul territorio metropolitano presso l'Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze Veterinarie. Il primo corso ha visto la presenza di 300 coltivatori. Nel secondo corso, gli allievi erano 200. Numeri che indicano la volontà degli agricoltori di dare un significativo contributo all’eradicazione dei cinghiali dai territori».

«Gli incidenti stradali causati da cinghiali e selvatici sono diminuiti solo perché, al momento, con le disposizioni che dobbiamo seguire, circola meno gente, ma non appena si tornerà ai soliti ritmi il rischio sarà alto – chiude Michele Mellano –. Saranno necessarie, quindi, misure straordinarie da mettere in campo urgentemente. A fronte di tutto questo è quanto mai importante riprendere con gli abbattimenti».

Fabrizio Galliati conclude così: «Le azioni di contenimento intraprese nei mesi scorsi, anche con il contributo degli agricoltori che hanno partecipato al corso della Città metropolitana, hanno contribuito momentaneamente a limitare il fenomeno.  Considerata la prolificità della specie, si ritiene che tali risultati non consentano di ridurre lo sforzo di contenimento ma andrebbero consolidati attraverso l’implementazione delle misure di contenimento. Lo stop imposto dall’emergenza coronavirus rischia di essere pagato a caro prezzo dai campi degli agricoltori». 

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