Recenti fatti di cronaca dimostrano come la presenza del Lupo nelle vallate della Città Metropolitana di Torino induca alcuni malintenzionati ad uccidere esemplari del carnivoro, commettendo un reato punito dalla legge e allestendo raccapriccianti messe in scena, come l'esposizione di parti dei lupi soppressi lungo le strade. Fin dalla spontanea ricomparsa del Lupo nelle Alpi Occidentali, verso la fine degli anni ’90, il Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia, oggi Città Metropolitana di Torino, si è adoperato per la mitigazione dei contrasti che la presenza del predatore può generare nei territori montani e rurali. Il Servizio è sempre stato in prima linea nel contrasto alle uccisioni illegali.

Barbara Azzarà, Consigliera metropolitana delegata alla tutela della fauna della flora, sottolinea che “un’adeguata, corretta e capillare opera di informazione ed educazione ambientale può produrre risultati positivi e rendere possibile la convivenza tra il Lupo e le attività umane, in primis la zootecnia. La ricolonizzazione di tutto l'arco alpino da parte del predatore è avvenuta in maniera esclusivamente naturale. La presenza di un predatore al vertice della catena alimentare è un elemento di equilibrio, che giova alla salute ambientale del territorio”.

Il Servizio Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana di Torino, Ente territorialmente competente per la gestione della fauna selvatica, è impegnato nell’individuazione del carnivoro o dei carnivori responsabili delle predazioni di ovini e caprini che da qualche mese avvengono nelle colline del Chivassese e del Basso Monferrato. Gli agenti faunistico-ambientali di zona, stanno conducendo indagini, cercando tracce, prelevando campioni, posizionando trappole fotografiche, cercando testimonianze ed effettuando perlustrazioni notturne, anche in collaborazione con la Protezione Civile. Alcuni animali predati sono stati portati alla Facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino per le analisi del caso. Campioni di tracce biologiche sono stati inviati all’ISPRA-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per la determinazione della specie predatrice.

“Scientificamente parlando, l’individuazione sicura dell'animale predatore non può essere effettuata analizzando un’immagine fotografica non molto definita, ripresa di notte e da lontano. Quell’immagine, che ha già fatto il giro del Web, è un indizio, non una prova della presenza di un lupo nelle colline del Chivassese. – precisa Barbara Azzarà, Consigliera metropolitana delegata alla tutela della fauna e della flora - La prova inequivocabile scaturirà dai risultati delle analisi genetiche che presto l’ISPRA trasmetterà al Servizio Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana”.

La Consigliera Azzarà precisa che “qualora le indagini genetiche dovessero stabilire che le predazioni riscontrate sono da attribuirsi ad uno o più lupi, la Città Metropolitana, come già fece la Provincia di Torino nei primi anni 2000 quando iniziarono gli attacchi agli animali domestici nelle vallate alpine, adotterà le opportune iniziative di comunicazione e di formazione rivolte alla cittadinanza potenzialmente interessata dalla presenza dei lupi sul territorio. Diffonderemo informazioni scientificamente fondate sull’etologia ed ecologia della specie, al fine di evitare allarmismi e di migliorare la consapevolezza dei cittadini sul valore ecologico del lupo, in concomitanza con attività di monitoraggio della sua presenza”.

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