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GRAN PARADISO - Si è conclusa la stagione riproduttiva del gipeto nel Parco Nazionale Gran Paradiso con un risultato positivo sul versante valdostano: tutte e tre le coppie nidificanti hanno portato all'involo un giovane. Il primo è stato Tsatsù, il giovane della Valnontey, seguito dai giovani di Valsavarenche e della Val di Rhêmes. Per questi ultimi il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane per seguirne i primi spostamenti dopo l'involo.

Sul versante piemontese, invece, la stagione si è conclusa con esito sfavorevole: i due pulli nati in Valle Orco non sono sopravvissuti, probabilmente a causa delle difficili condizioni meteorologiche che tra la fine di marzo e l'inizio di aprile hanno interessato l'area, con pioggia intensa e vento forte. La presenza costante delle coppie adulte nei rispettivi territori lascia comunque ben sperare per la prossima stagione riproduttiva.

«Un ringraziamento va ai guardaparco impegnati nel monitoraggio di questa specie, simbolo delle Alpi - fanno sapere dal Parco Gran Paradiso - il loro lavoro, svolto per gran parte dell'anno, contribuisce alla raccolta di dati che confluiscono nella rete internazionale di monitoraggio del gipeto, fondamentale per seguire l'andamento della popolazione sull'intero arco alpino».

Il gipeto, anche chiamato avvoltoio barbuto, è un avvoltoio massiccio con un’apertura alare che può arrivare fino ai 3 metri. Nidifica su pareti rocciose e valloni impervi e la maggior parte delle volte lo si può osservare planare mentre cerca carcasse di ungulati. Infatti la sua dieta è molto particolare: si ciba quasi esclusivamente di ossa, che provvede talvolta a frantumare lasciandole cadere da altezze considerevoli per poi ingoiarle più facilmente. È un uccello molto longevo (25 anni in natura, 40 in cattività) e il suo ciclo riproduttivo è complicato e lungo. La coppia monogama depone due uova che dopo una lunga incubazione si schiudono. Il primo nato sarà dominante sul fratello (il cosiddetto cainismo) che morirà entro poche ore dalla schiusa, la coppia crescerà così solamente un pullo. Il ciclo riproduttivo lungo e la persecuzione da parte dell’uomo in ambiente alpino ha portato questa specie all’estinzione agli inizi del '900.

È tornato recentemente a nidificare sulle Alpi e nel Parco Nazionale Gran Paradiso grazie ad un progetto di reintroduzione iniziato negli anni ‘80 che coinvolge molti Stati Europei. Negli ultimi vent'anni, circa 150 individui sono stati rilasciati sulle Alpi dove adesso è presente una piccola popolazione stabile. (foto di Roberto Permunian tratta dal sito del Parco nazionale del Gran Paradiso).