IVREA - Con l’arrivo della primavera e la ripresa delle attività agricole, i campi seminati tornano a essere bersaglio dei cinghiali. Dopo un inverno di scarsa disponibilità alimentare nei boschi, i selvatici si spingono sempre più spesso verso le zone coltivate, attirate dai semi freschi appena interrati. Nelle campagne intorno a Ivrea, le immagini parlano chiaro: il danno è sistematico, preciso, organizzato. L'allarme lo ha lanciato nei giorni scorsi Coldiretti Torino.
Dopo le semine primaverili - spesso già ritardate o ripetute a causa del maltempo - intervengono i cinghiali. Gli animali, con un comportamento quasi metodico, seguono le file di semina. Usano il grifo per sollevare la terra ancora soffice e scavano fino a raggiungere i semi. Procedono allineati, come un plotone, rigando il campo da un capo all’altro. È un assalto silenzioso ma devastante.
I danni? Pesantissimi. In una sola notte un branco può causare migliaia di euro di perdite. Basti pensare che seminare un ettaro di mais costa tra i 1200 e i 1400 euro solo per il seme, senza contare fertilizzanti, lavorazioni meccaniche e costi operativi. Se poi si è costretti a riseminare in un periodo non ottimale, la produttività finale cala drasticamente, compromettendo l'intero bilancio aziendale.
Il fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi anni è cresciuto in intensità e frequenza. Quello dei danni da cinghiali è ormai un problema strutturale per l’agricoltura italiana. Per le attività agricole ogni stagione di semina rischia di trasformarsi in una roulette russa.






