IVREA - Assolto perchè il fatto non sussiste. E' la sentenza del tribunale di Ivrea pronunciata dal giudice Anna Mascolo a conclusione del procedimento giudiziario per detenzione di animali pericolosi al quale è stato sottoposto Mario Ginatta, 38 anni, noto rampollo di una famiglia di industriali del torinese residente a Fiano. Secondo l'accusa, Ginatta avrebbe allevato due puma nel giardino della villa di famiglia, all'interno del parco della Mandria. In realtà, come emerso nel corso del dibattimento, la specie dei due felini non è mai stata accertata. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell'imprenditore ad una multa di 150 mila euro oltre alle spese di mantenimento e custodia dei due animali, ora affidati a una tenuta in Toscana. 
 
I legali dell'uomo, però, hanno fatto presente che, dopo l'intervento della Forestale su segnalazione di alcuni residenti della Mandria, nessuno ha accertato la specie di quei ue esemplari. Non è stato possibile stabilire se fossero davvero cuccioli di puma «Concolor», dando credito alla tesi difensiva per la quale, allora, non sarebbe stato possibile identificare con certezza la specie dei due felini. Tra i consulenti della difesa, un veterinario ha confermato che i due puma cuccioli, a prima vista e ad un occhio inesperto, sarebbero potuti sembrare esemplari di gatti di razze particolari.
 
La scoperta dei due puma nel giardino dell'abitazione di Ginatta risale al settembre 2015 quando carabinieri di Fiano e forestale intervennero su segnalazione di alcuni residenti, preoccupati dalla presenza di quei due felini. I cuccioli erano stati poi affidati all'oasi di San Sebastiano Po.

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