VAL DI CHY - Con la sentenza del 2018, il Tribunale di Ivrea dichiarava un 82enne allevatore di Val di Chy, in Valchiusella, responsabile di detenzione di 20 cinghiali in condizioni di cattività e lo condannava alla sanzione pecuniaria di 3000 euro per maltrattamenti. Gli ungulati, allevati in un terreno dell'uomo, secondo la testimonianza di un vicino di casa, non solo venivano tenuti in condizioni «incompatibili con la loro natura», ma erano costretti a vivere forte stress e sofferenza dal momento che venivano utilizzati per delle simulazioni di vere e proprie battute di caccia per addestrare i cani dei cacciatori.

Il difensore ha richiesto una rivisitazione delle risultanze processuale e l'annullamento della sentenza impugnata, ma la Cassazione ha definito i motivi del ricorso inammissibili e infondati.  Secondo la difesa la detenzione degli animali era gestita secondo le leggi e i cinghiali erano in buone condizioni di salute, inoltre l'accusa di addestramento illecito sarebbe infondata, in quanto la legge  consentiva l'addestramento, l'allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica e, pertanto, la condotta del Faletto non poteva essere oggetto di sanzione. 

La Cassazione, in merito, ha ritenuto gli addestramenti illeciti causa di terrore e sofferenze per i cinghiali e la loro detenzione priva di condizioni favorevoli per la loro salute. La sentenza ha cosi deciso di condannare l'imputato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila, già precedentemente dovuta. (ETB) 

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