Ha tagliato il suo ultimo traguardo Guido Messina. Si è spento nella sua casa di Caselette lo scorso 10 gennaio. Classe 1931, aveva da poco compiuto 89 anni il 4 gennaio. Lascia una grande eredità al ciclismo italiano. È stato il più grande pistard della storia ciclistica italiana. Vinse una medaglia olimpica con il quartetto, ad Helsinki 1952, cinque mondiali nell'insegnamento individuale, due da dilettante e tre da professionista, dal 1954 al 1956, anni in cui fu anche campione italiano della specialità. Tra le vittime illustri di Guido Messina figurano nomi del calibro di Hugo Koblet e Jaques Anquetil, e, soprattutto, Fausto Coppi, battuto nel 1955 al velodromo Vigorelli in quella che fu definita "la sfida del secolo".
 
Vinse anche la prima tappa al Giro d'Italia 1955, indossando così la maglia rosa. Era la più anziana maglia rosa vivente. Ma Messina è stato molto altro. Fu tecnico selezionatore della Nazionale Italiana dopo il suo ritiro dalle competizioni.  Ebbe un ruolo importante nella costruzione del velodromo Francone a San Francesco al Campo, dove per anni ha seguito tanti giovani aiutandoli e dispensando consigli utili, ma senza mai far sentire il peso della sua figura mitica.
 
Abbiamo raccolto il ricordo di un canavesano che ha conosciuto Giudo Massina, Mauro Durbano, ex corridore e campione regionale piemontese su pista della categoria elite negli anni 2009 e 2010. «Ho un bel ricordo di Guido. Quando correvo nella Società Ciclistica Rostese mi aiutò moltissimo nella preparazione in pista, incoraggiandomi a dedicarmi a questa specialità. Era una persona dalle grandi competenze tecniche a cui abbinava anche la capacità di farsi ascoltare e trasmettere le sue conoscenze. A distanza di anni quando capitava di incontrarci ci salutavano sempre con affetto».

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