Purtroppo, ricordiamo tutti la tragedia avvenuta in un prato di Coassolo, nelle Valli di Lanzo, durante una prova del 32° rally «Città di Torino» dove Aldo Ubaudi, un bambino di 6 anni, venne travolto e ucciso da una macchina. Era il 27 maggio 2017. A seguito della tragedia nove persone sono state iscritte nel registor degli indagati: tra questi vi erano anche i genitori di Aldo. Il papà Giacomino Ubaudi e la mamma Valeria Bellino Roci che, dopo essere stati seguiti dall’avvocato Davide Nizza, hanno ottenuto l’archiviazione dopo la richiesta del pubblico ministero Daniele Iavarone.
 
In questo periodo il magistrato, che ha ereditato l’inchiesta dal collega Ruggero Mauro Crupi, ha continuato le indagini: ha analizzato le perizie effettuate e ha approfondito diversi aspetti di quello che avvenne quella tragica mattinata, quando la macchina Skoda Fabia S2000, guidata dal pilota Cristiano Milano, finì nel prato dove c’erano gli spettatori e il piccolo Aldo. Imminente sarà la chiusura delle indagini che hanno già avuto tempi piuttosto lunghi data la loro complessità e dato il cambio del magistrato che ha dovuto interrogare ancora una volta le persone implicate.
 
Al momento sono in sette ad essere indagati: il pilota Cristian Milano, 41 anni di Prascorsano, il co-pilota Luca Pieri, 47 anni di Biella, il direttore gara Alfredo Delleani, l’organizzatore Mario Ghiotti, poi l’aggiunto direttore gara, il capo della prova speciale e il commissario di gara della postazione su cui gravano, con responsabilità diverse, le ipotesi di omicidio colposo.
 
Gli inquirenti hanno provato a verificare se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza nella prova speciale tenuta quella mattinata e i periti della procura sono stati impegnati a ricostruire la dinamica esatta dello schianto dato che il pilota, colto da un malore a causa del caldo torrido, ha sempre sostenuto di non ricordare nulla di quello che è successo. (F.i.)

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