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CANAVESE - C’è un’immagine che più di ogni altra racconta il mondiale della Valtellina: tre italiani uno accanto all’altro sul podio, davanti a tutte le altre nazioni del pianeta. Una fotografia che sa di impresa, ma anche di dominio assoluto. Perché quello andato in scena lungo i torrenti Mallero e Lanterna non è stato semplicemente un successo sportivo. È stata una dimostrazione di superiorità tecnica, mentale e agonistica che ha lasciato il resto del mondo senza risposte.

L’Italia della pesca alla trota con esche artificiali da riva ha conquistato tutto. Oro a squadre, oro individuale, argento individuale e bronzo individuale. Quattro medaglie disponibili, quattro medaglie finite nelle mani degli azzurri. Un risultato che a livello mondiale assume contorni quasi irreali.

La classifica finale parla da sola. Italia campione del mondo con appena 11 penalità, lontanissima da Slovacchia e Bulgaria, staccate rispettivamente a quota 39 e 43. Un abisso. Dietro quei numeri si nasconde una due giorni di livello altissimo, vissuta in acque considerate tra le più belle d’Europa, dove sono state catturate e immediatamente rilasciate 5237 trote tra iridee e fario nelle due manche di gara. Un mondiale spettacolare anche dal punto di vista ambientale e tecnico, esaltato dalla qualità dei torrenti valtellinesi.

Sedici nazioni erano arrivate in Valtellina con l’obiettivo di spezzare l’egemonia italiana. Se ne sono andate con la sensazione opposta: il movimento azzurro, oggi, appartiene a una dimensione diversa. La squadra guidata dal commissario tecnico Marino Poloniato e dal vice Gianni Scagnet ha imposto il proprio ritmo sin dall’inizio, scavando manche dopo manche un divario impressionante.

Dentro questo trionfo mondiale c’è anche un’impronta profondamente canavesana. Andrea Giganti ha aggiunto un’altra pagina alla propria carriera conquistando una straordinaria medaglia di bronzo iridato. A soli 35 anni il pescatore di Castellamonte è già considerato un punto di riferimento assoluto della disciplina e in Valtellina ha confermato ancora una volta il proprio valore internazionale.

Davanti a lui soltanto altri due italiani: Davide Nedrotti, nuovo campione del mondo a 22 anni, ed Enrico Bollero, di Rivarolo Canavese, argento iridato. Un podio monopolizzato dall’Italia che nello sport mondiale resta qualcosa di rarissimo. Ma il peso del Canavese dentro questa impresa va oltre la medaglia di Giganti. Bollero e Gandiglio, inserito nello staff tecnico, rappresentano infatti un territorio che continua a produrre atleti, tecnici e competenze di altissimo livello. E ormai anche Nedrotti, per rapporti umani, amicizie e percorso condiviso accanto ai campioni canavesani, viene considerato quasi uno di casa.

Fondamentale per il successo della nazionale anche il contributo di Valentino Vidrasc, quinto assoluto e preziosissimo nell’economia della classifica a squadre, oltre al lavoro dei dirigenti federali Andrea Prestigiacomo e Ivan Di Cesare, figure centrali durante tutta la competizione.

Applausi unanimi anche per l’organizzazione curata dalla Fipsas insieme all’Unione pesca sportiva della provincia di Sondrio. Le delegazioni straniere hanno trovato un mondiale impeccabile sotto ogni aspetto, in uno scenario naturale che ha esaltato la manifestazione.

Alla fine resta una certezza. Nel mondo della trota torrente l’Italia non è soltanto la squadra da battere. È il modello a cui tutti guardano. E la Valtellina, per due giorni, ha semplicemente certificato quello che ormai il panorama internazionale sospettava già da tempo.