CANAVESE - Legambiente lancia l'allarme: il territorio è ancora a rischio per frane e alluvioni

| Delle 301 amministrazioni comunali del Piemonte che hanno risposto all’indagine di Legambiente, soltanto il 22% ha dichiarato di svolgere attività di informazione sul rischio idrogeologico e appena il 35% di aver svolto esercitazioni

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CANAVESE - Legambiente lancia lallarme: il territorio è ancora a rischio per frane e alluvioni
Sono 1131 su 1206 i Comuni piemontesi con aree a rischio frana o alluvione, pari al 93% del totale, con 87 mila residenti in aree a pericolosità idraulica elevata e più di 220 mila in aree a pericolosità media. Questi i numeri che emergono da «Ecosistema Rischio 2016», il dossier annuale di Legambiente che mette in luce quanto sia pesante l’urbanizzazione delle aree più fragili ed esposte a rischio. Il dossier ha l’importante obiettivo di scattare una fotografia sempre più aggiornata e dettagliata delle fragilità idrogeologiche del territorio e di valutare le attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione di tale rischio. Delle 301 amministrazioni comunali del Piemonte che hanno risposto all’indagine di Legambiente, soltanto il 22% ha dichiarato di svolgere attività di informazione sul rischio idrogeologico e appena il 35% di aver svolto esercitazioni per affrontare le emergenze.
 
«I primi responsabili della sicurezza del nostro territorio sono i sindaci che purtroppo, come testimoniano i dati di Ecosistema Rischio, nella maggior parte dei casi sono inadempienti sia in termini di azioni per la prevenzione del rischio sia nella gestione delle emergenze - dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - ci auguriamo che nei prossimi mesi venga seguito l’esempio di quelle poche amministrazioni che con coraggio stanno rivedendo i propri piani urbanistici, riducendo le aree edificabili, e dando così in modo tangibile un contributo alla salvaguardia del suolo e alla sicurezza collettiva». In Piemonte ben 245 amministrazioni comunali intervistate, pari all’81% del campione, hanno dichiarato la presenza di abitazioni in aree a rischio; 68 comuni, pari al 23%, dichiarano addirittura la presenza di interi quartieri in aree a rischio e il 49% (148 comuni) registrano sul proprio territorio la presenza di attività produttive in aree a rischio idrogeologico. 
 
In Canavese hanno risposto all'iniziativa di Legambiente solo Albiano d'Ivrea, Andrate, Borgofranco d'Ivrea, Bosconero, Caravino, Carema, Castellamonte, Chiaverano, Forno Canavese, Front Canavese, Ingria, Ivrea, Lessolo, Levone, Mazzè, Montalto Dora, Montanaro, Ozegna, Quincinetto, Rivarolo Canavese, Rivarossa, Romano Canavese, Rueglio, Salassa, San Benigno Canavese, San Giusto Canavese, Settimo Vittone, Sparone, Strambino, Tavagnasco, Trausella, Valperga, Vestignè, Vico Canavese e Vische. Le criticità regionali si riscontrano, di fatto, anche nella nostra zona, con centri abitati e spesso produttivi a rischio. 
 
Complessivamente soltanto il 5% (in totale 14 amministrazioni) dei comuni piemontesi intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nell’1% dei casi (2 comuni tra i 301 che hanno partecipato all’indagine) si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Il 75% dei comuni intervistati ha dichiarato invece di svolgere regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. «Come Legambiente riteniamo sia fondamentale lavorare sia in termini di prevenzione del rischio sia sulla gestione dell’emergenza mentre, ad oggi, sono ancora troppe le amministrazioni comunali in ritardo nelle attività di informazione rivolte alla popolazione - dichiara Francesca Galante, coordinatrice del gruppo di protezione civile di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - durante le emergenze, se i cittadini sono informati, se sanno cosa fare e dove andare, non si espongono a rischi ulteriori, e la gestione delle criticità è facilitata. Per questo abbiamo deciso di fare la nostra parte ed essere di diretto supporto all’organizzazione e alla rete della Protezione Civile regionale in caso di calamità con un nostro gruppo di protezione civile che lavorerà alla costruzione di conoscenza degli ambienti e delle dinamiche fluviali, anche attraverso attività didattiche nelle scuole e giornate di volontariato per la cura di fiumi e torrenti».
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