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CANAVESE - Proprio mentre in Italia è diventato un caso politico (e mediatico) la vicenda dei tre bambini tolti a Nathan e Catherine Trevaillon, i genitori della «famiglia nel bosco» di Palmoli, dal nostro territorio arriva il grido di allarme di una coppia che sta lottando per non perdere la «responsabilità genitoriale» sui loro due bimbi piccoli.

Si tratta di una situazione complessa e delicata, che riguarda una famiglia residente in un comune del Canavese. Lui ha 45 anni e lei una 30ina. Hanno deciso di contattare la nostra redazione, per far conoscere a tutti quanto hanno vissuto nell’ultimo periodo: «Siamo genitori di due bellissimi bimbi, rispettivamente di 6 e un anno. Siamo disperati perché temiamo di perdere definitivamente i nostri figli. Anche noi, come avvenuto per la “famiglia nel bosco” abbiamo delle difficoltà con assistenti sociali e psicologi. Tutto è partito da una segnalazione per problemi e ritardi di crescita, nel camminare e comunicare, fatta dalle educatrici di un asilo dove andava uno dei nostri piccoli. E’ stato l’inizio di un incubo ad occhi aperti. Noi vogliamo bene ai nostri due bambini. Non abbiamo problemi di droga, alcol e non ci sono mai stati episodi di maltrattamenti. Magari non siamo “la famiglia del Mulino Bianco”, tutti perfetti, ma invece di aiutarci a migliorare nella loro educazione ci stanno strappando via i nostri figli».

«Attualmente i nostri due bambini si trovano in affido temporaneo in una famiglia vicino a Torino. Quando sono venuti a prendere nostro figlio di 6 anni, lui si trovava a scuola: è stata una scena straziante, per noi e anche per gli altri ragazzini che hanno assistito. Non sarebbe dovuto accadere così – aggiunge il papà 45enne – noi stiamo facendo il possibile, ma il rischio di perderli è alto. Dopo due anni, ci è stato detto che si potrebbe arrivare ad un’adozione aperta. Siamo preoccupati e sconvolti. E’ assurdo quello che ci sta succedendo. Vediamo i nostri figli ogni 15 giorni in incontri “protetti” controllati da psicologi, educatrici e assistenti sociali, che ci correggono continuamente in tutto quello che facciamo e diciamo. Il rapporto con i servizi sociali non è facile. Temiamo che il giudice leggendo le loro valutazioni poi a gennaio, quando ci sarà l’udienza per l’affido, ce li porti via».

«Abbiamo bisogno di aiuto e non sappiamo più a chi rivolgerci – concludono due genitori – siamo seguiti da un avvocato, attraverso il gratuito patrocinio, ma non ci sembra basti. Anche il sindaco del nostro paese è a conoscenza di quanto accaduto, ma non può fare molto. Sappiamo che non siamo gli unici a trovarci in questa delicata situazione in Canavese. Lo ribadiamo: amiamo i nostri figli e non abbiamo mai fatto mancare nulla a loro. Io sono in cerca di occupazione e la mia compagna lavora. Loro due sono molto legati e affezionati a noi. Nell’ultimo incontro, il più grande, quello di 6 anni, ci ha detto che gli manchiamo, che a lui e al fratellino mancano la loro casa, i loro giochi e ci ha chiesto quando il giudice li farà tornare a vivere con noi. Quando abbiamo sentito quelle parole ci si è spezzato il cuore. Stiamo soffrendo tantissimo. Chiediamo aiuto: non vogliamo perdere per sempre i nostri due figli».