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CUORGNE' - L'Italia intera si è fermata, oggi, alla terribile notizia della morte di Alex Zanardi, pilota e campione paralimpico diventato, negli anni, assoluto esempio di coraggio e resilienza. Ha lasciato un'eredità importante che va ben oltre lo sport. Lo ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito. Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo. La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani».

Abbiamo avuto l'onore di conoscere Alex Zanardi in Canavese nel 2017, quando Cuorgnè ha ospitato, il 23 e 24 giugno, i campionati italiani di paraciclismo. «Alex Zanardi, un grande atleta, un grande uomo, un esempio per molti che nel giugno del 2017 avevamo avuto l’onore di ospitare in occasione dei campionati italiani di paraciclismo che si erano svolti nella nostra Città di Cuorgnè», lo ha ricordato sui social l'allora sindaco cuorgnatese, Beppe Pezzetto.

Anche Giorgio Cortese ha conosciuto Zanardi in quell'occasione. «Non era un palco: era il viale che costeggia piazza Martiri. Mi sono avvicinato chiedendogli se potesse fare una foto. Era uno di quei momenti semplici in cui una persona straordinaria riesce a essere, prima di tutto, profondamente umana. Sorriso aperto, parole dirette, nessuna distanza. Alex non parlava da campione: parlava con le persone. Ed è forse questo il primo insegnamento che lascia: la grandezza non ha bisogno di alzare la voce. Zanardi è stato molto più di un atleta. È stato una dimostrazione vivente che la resilienza non è un talento raro, ma una scelta quotidiana. Dopo l’incidente del 2001, quando la vita gli tolse le gambe, lui scelse di guardare ciò che restava: "Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa". In questa frase c’è tutto: una filosofia essenziale, quasi disarmante nella sua semplicità. Non negare il dolore, ma decidere dove posare lo sguardo».

«La sua esistenza è stata una continua riscrittura del limite - aggiunge Giorgio Cortese - non perché il limite sparisse, ma perché cambiava significato. Nello sport come nella vita, Alex ha trasformato ogni ostacolo in una domanda: fino a dove posso arrivare, adesso? Non si è mai definito speciale. Eppure, proprio in questa ostinata normalità, è diventato straordinario. Perché ci ha tolto ogni alibi. Se la forza è una scelta, allora è una scelta che riguarda tutti. Oggi, nel ricordarlo, non celebriamo soltanto un campione di sport, ma un artigiano del senso. Uno che ha saputo costruire significato anche quando sembrava che tutto fosse andato perduto. Uno che ci ha insegnato a guardare oltre, non come fuga, ma come scelta consapevole. Forse il suo lascito più profondo è questo: la vita non si misura in ciò che ci accade, ma in ciò che decidiamo di farne. Non esiste un’esistenza senza perdita, senza fratture, senza limiti. Ma esiste uno sguardo capace di trasformare ogni sottrazione in possibilità. Guardare la “metà che resta” non è ottimismo ingenuo. È un atto di responsabilità. È scegliere di abitare il presente senza essere schiacciati dal passato o paralizzati dal rimpianto. E allora, nel silenzio che segue le grandi vite, resta una domanda semplice e potente: quando tutto sembra mancare, dove scegliamo di guardare? Grazie, Alex, per averci mostrato che la vera vittoria non è arrivare primi, ma continuare a partire».