Il film, di Stephen Frears, racconta la vera storia di Philomena Lee (interpretata da una grande Judi Dench), una ragazzina, la cui colpa è di aver messo al mondo un bambino troppo presto. Il padre, per la vergogna, la fa rinchiudere in convento per essere rieducata in quanto considerata una “ragazza perduta”. Le suore concedono all’adolescente la possibilità di vedere il bambino solo un’ora al giorno. 
 
All’età di tre anni il piccolo Anthony è cinicamente sottratto alla madre e venduto a una delle tante coppie americane che negli anni cinquanta si recavano in Irlanda in cerca di una facile adozione. Philomena, spinta dall’amore materno, cerca il figlio per anni, ed ha quasi perso la speranza di ritrovarlo, fino a quando non incontra Martin Sixsmith (Steve Coogan), un giornalista in cerca di una nuova occupazione, che promette di aiutarla in cambio dell’esclusiva sulla storia.
 
I due partono dalla campagna irlandese per gli Stati Uniti: lei è appassionata di romanzetti rosa, lui si occupa di politica e scrive libri sulla storia russa. Lei è una fervente cattolica, lui è ateo. Lo scontro tra i due punti di vista è inevitabile e genera momenti di grande comicità. In “Philomena”  si ride e si piange e il tono passa da quello più leggero della commedia a quello più gravoso del dramma, in una miscela praticamente perfetta di emozioni. Stepahn Frears nella sapiente descrizione di uno spaccato di vita ha confezionato un film delicato e incisivo dagli interessanti e toccanti risvolti psicologici. 
 
Con stile semplice e scarno è riuscito a portare sul grande schermo un dramma individuale e sociale, legato al bigottismo ipocrita e a un cattolicesimo, vestito da abiti monacali, squallido e inquisitorio, fatto di penitenze senza limiti corporali e psicologici. Temi questi già trattati da Peter Mullan nel suo splendido “Magdalene”, dove le sadiche suore si fanno detestare con tutta l’anima. Solo dal pubblico però, perché Philomena, nonostante il grande dolore, decide di perdonare chi le ha impedito di ricongiungersi con suo figlio: “E’ dura ma non voglio abbandonarmi all’odio”. (Santho Iorio)
 
LA SCHEDA
Regia: Stephen Frears
Nazionalità: Gran Bratagna 2013
Genere: Drammatico
Interpreti: Judi Dech (Philomena), Steve Coogan (Martin Sixsmith), Sophie Kennedy Clark (Philomena giovane) 
Durata: 94 minuti
 
STEPHEN FREARS, nato a Leicester il 20 giugno 1941, per i primi 15 anni della sua carriera ha lavorato quasi esclusivamente per la televisione. A metà degli anni '80 debutta nel cinema con il film “Vendetta” (1984). L’anno successivo gira “My beautiful laundrette” per Channel 4, ma il film viene considerato abbastanza interessante da poter essere distribuito anche nelle sale cinematografiche, e in effetti fa poi registrare un grande successo di pubblico. Dopo aver girato “Prick up – L'importanza di essere Joe”, un biopic su Joe Orton, e “Sammy e Rosie vanno a letto”, viene chiamato a Hollywood dove gira “Le relazioni pericolose, Rischiose abitudini”, per il quale viene candidato all’Oscar, “Eroe per caso” e “Mary Reilly”. E' poi la volta di altri due film irlandesi, “The Snapper” e “Due sulla strada”, tratti dai romanzi di Roddy Doyle. Nel 2006 viene candidato nuovamente all’Oscar per  “The Queen”. Tra gli ultimi film realizzati ci sono ”Chéri”, “Tamara Drewe–Tradimenti all'inglese” e "Una ragazza a Las Vegas". Il suo ultimo film, “Muhammad  Ali's greatest fight”, è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2013.

La VERA PHILOMENA incontra PAPA FRANCESCO - VIDEO 

 

Galleria fotografica

Articoli correlati