Muore pochi giorni dopo le dimissioni dall'ospedale di Ivrea. Nessuna responsabilità da parte dei medici che la presero in cura. E' stata archiviata la posizione dei quattro medici del pronto soccorso che vennero indagati dalla procura eporediese per omicidio colposo. Sono Sergio Spatafora, 52 anni, di Azeglio (difeso dall'avvocato Pio Coda), Giuseppe Caruso, 43 anni, di Ivrea (legale Patrizia Caruso), Andrea Boschetti, 47 anni di Burolo (avvocato Costanza Casali), e Giuseppina Girino, 50 anni di Montalenghe (difesa dal legale Mario Benni). Purtroppo la paziente, Daniela Golfrè Andreasi, 58 anni maestra di Azeglio, era stata colpita da un'infezione di clostridium bifermentas, un batterio killer molto pericoloso. Come hanno sancito le perizie, quella infezione «non era in alcun modo prevenibile» e i medici si comportarono correttamente.

A febbraio del 2015, in occasione della prima visita al pronto soccorso, i medici dimisero la paziente con una diagnosi di lombo-sciatalgia. Il primo passaggio al pronto soccorso è del 26 febbraio. In quell'occasione la donna venne dimessa il giorno stesso. La situazione precipitò la sera del giorno successivo, quando un'ambulanza del 118 trasportò la 57enne in ospedale già in condizioni critiche. Il decesso sopraggiunse la mattina dopo. Stando a quanto ricostruito dalla direzione generale dell’Asl che avviò un’inchiesta interna, la paziente, «riferì con precisione ai sanitari i sintomi del momento, non indicando episodi febbrili o altri stati anomali di salute che potessero far pensare ad una infezione in corso». E non presentava segni visibili di anomalie a carico degli arti inferiori. Per questo dopo il parere dei medici e dell’ortopedico la donna venne dimessa.

Purtroppo quel batterio killer è molto raro nell'uomo: l'infezione insorge all'improvviso e si estende rapidamente, tanto che, in diversi casi, anche se riconosciuto in tempo, il batterio aggredisce i muscoli e risulta letale. Daniela Golfrè Andreasi che da diciotto anni lavorava come maestra alla scuola materna Luca Tapparelli di Azeglio, lasciò il marito e una figlia che non si sono mai arresi nonostante le perizie finite agli atti del procedimento che ha portato all'archiviazione dei medici.

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