Ancora due telefoni cellulari recuperati dagli agenti della polizia penitenziaria nelle celle del carcere di Ivrea. Era già successo la scorsa settimana. Ieri, nel corso di una operazione di servizio, gli agenti hanno recuperato due micro telefoni perfettamente funzionanti, completi di carta sim e carica batterie. Il primo telefonino è stato rinvenuto al primo piano in una cella occupata da due italiani in carcere per furto; l'altro, sempre al primo piano, in una cella occupata da due detenuti italiani in carcere per rapina. Un telefonino era nascosto all'interno della scatola del dentifricio. L'altro in un rotolo di carta igienica.

In pochi giorni nel penitenziario di Ivrea il numero di tre telefonini, perfettamente funzionanti, di cui con Sim, hanno fatto pensare sarcasticamente ad un “posto di telefonia pubblico”, chiaramente illecito e prontamente sequestrato dalla Polizia Penitenziaria che ha ripristinato la legalità. A darne notizia è Leo Beneduci, Segretario Generale dell'Osapp (l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) che aggiunge: «Constatiamo che le carceri con il ritrovamento di “grappoli” di cellulari, come successo nel carcere Eporediese, si trasformerebbero, senza l'incessante lavoro di controllo della Polizia Penitenziaria, in luoghi con “postazioni telefoniche pubbliche” ovviamente illecite, che rappresenterebbero uno smacco alle regole primarie di una sicura detenzione, quella di impedire una comunicazione indiscriminata con l'esterno».

«Con gli organici falcidiati, garantire la sicurezza delle carceri non può essere un lavoro miracoloso della Polizia Penitenziaria, che senza divise e senza mezzi rischia di lavorare in borghese nelle sezioni. Il carcere di Ivrea senza un direttore e un Comandante titolari e con una grave penuria di organico, va avanti solo grazie agli immensi sacrifici e alla professionalità del personale di Polizia Penitenziaria del ruolo Agenti e Assistenti e del ruolo Ispettori».

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