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RIVAROLO CANAVESE - Writer scatenati a Rivarolo: nelle ultime notti, come vi avevamo anticipato ieri, sono comparse nuove scritte in diversi punti del centro storico. A farne le spese anche l'ex edicola di corso Torino, dove gli autori delle scritte hanno (di nuovo) tirato in ballo l'assessore Alessia Cuffia, con la quale c'era già stato uno «scambio di opinioni» via social e poi su una vetrina. In particolare, questa volta, è comparsa tra le altre una scritta a caratteri cubitali «We love Alessia Cuffia» (noi amiamo Alessia Cuffia).

«Credo sia importante mantenere uno sguardo lucido e responsabile, senza cedere a letture superficiali o esclusivamente punitive - dice in merito l'assessore gettando acqua sul fuoco - si tratta certamente di atti che non possono essere sottovalutati e che vanno condannati, anche per il danno arrecato a spazi e attività della nostra comunità. Allo stesso tempo, però, il fatto che episodi di questo tipo si ripetano nel tempo e con regolarità può rappresentare il segnale di un disagio (mi sentirei di dire “Giovanile”) che trova uno sfogo non violento nei confronti di una persona fisica percepita come interlocutrice, seppur in una chiave comunicativa provocatoria e sfidante».

Sull'ondata di scritte degli ultimi giorni sono in corso gli accertamenti della polizia locale: al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, anche quelle dei negozi. «Un lavoro che non ha e che non avrà soltanto una finalità sanzionatoria (che resta comunque necessaria) ma che vuole soprattutto aiutarci a meglio comprendere le dinamiche alla base di questi comportamenti, in modo tale da poter attivare strumenti efficaci di supporto e prevenzione - aggiunge l'assessore - per quanto mi riguarda, non mi sento minimamente offesa. Certo, non è facile (e non è nemmeno bello) spiegare a tuo figlio di otto anni perché il nome di mamma sia stato scritto lì, in pubblico, davanti a tutti. Ma è anche da qui che nasce un insegnamento importante: nella vita non si deve avere paura di esporsi, di metterci la faccia, di assumersi la responsabilità delle proprie idee».

Visto che spesso le scritte sui muri sono anche un modo di comunicare, l'assessore conferma di non volersi sottrarre al dialogo: «Se dietro a questi gesti c’è il bisogno di essere ascoltati, ritengo più utile provare a trasformare un atto sbagliato in un’occasione di confronto. La disponibilità al dialogo (da parte dell’amministrazione e da parte mia), non è mai mancata e continua ad esserci. Anche (e soprattutto) quando il linguaggio scelto non è quello corretto. Chiunque senta il bisogno di esprimere un disagio, una critica o anche semplicemente un punto di vista diverso, sappia che esistono spazi e modalità per farlo in modo diretto, civile e costruttivo. L’obiettivo, come sempre, è quello di capire, non solo di giudicare. E, se possibile, trasformare anche questi episodi in un punto di partenza per qualcosa di migliore per tutta la comunità».