È morto Alex Zanardi, una delle figure più amate e simboliche dello sport italiano. Aveva 60 anni. A darne notizia è stata la famiglia, al termine di una lunga battaglia iniziata dopo il grave incidente del 2020. La sua vita, segnata da prove durissime, è stata fino all’ultimo un esempio concreto di determinazione e amore per la vita.
Nato a Bologna nel 1966, Zanardi si avvicina giovanissimo ai motori. Dopo gli esordi nei kart, approda in Formula 1 nel 1991, correndo per team come Jordan e Lotus. I risultati nel Circus non sono esaltanti, ma negli Stati Uniti trova il successo nella Formula Cart, dove conquista due titoli tra il 1996 e il 1998.
Il destino cambia tutto nel 2001. Durante una gara in Germania, un terribile incidente gli costa l’amputazione di entrambe le gambe. È un momento che avrebbe potuto segnare la fine di tutto. Invece, per Zanardi, diventa un nuovo inizio. Dopo mesi di operazioni e riabilitazione, torna a mettersi alla prova, questa volta nel paraciclismo.
Qui scrive pagine straordinarie: quattro medaglie d’oro e due d’argento tra le Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a numerosi titoli mondiali. Parallelamente, si dedica alla televisione e alla scrittura, diventando un volto familiare anche fuori dallo sport.
Nel 2020 un nuovo, drammatico incidente durante una gara benefica in handbike in Toscana lo riporta in ospedale in condizioni gravissime. Dopo mesi tra coma, interventi e riabilitazione, Zanardi non smette di lottare, sostenuto dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò.
La sua morte chiude una storia unica, fatta di cadute e rinascite. Più che un atleta, Zanardi è stato un simbolo: la prova che, anche nei momenti più difficili, si può sempre trovare la forza per andare avanti.










