Mentre 4 miliardi di persone guardavano in televisione l’ultimo addio alla regina Elisabetta II, trattenendo a stento la commozione per un’epoca che si chiude, c’era chi osservava con attenzione le code infinite dei sudditi accorsi a Londra per rendere l’ultimo omaggio alla loro sovrana.

Non erano curiosi e neanche folli, ma esperti nella cosiddetta “teoria delle code”, un complesso studio matematico dei sistemi dinamici, della frequenza di transizione e degli intervalli di tempo.

Teorie, per iniziare, che proprio gli inglesi in questi giorni hanno scardinato: secondo uno studio del 2017, gli anglosassoni iniziano in media ad innervosirsi dopo un’attesa di 5 minuti e 45 secondi. Per l’ultimo addio alla regina, tutti hanno messo in conto code chilometriche, arrivate a 8 km, e attese che superavano le 14 ore, e senza fiatare. Dai primi calcoli diffusi dalle autorità londinesi, 750mila persone sono riuscite a sfilare davanti al feretro di Sua Maestà, gestite da 800 steward e un centinaio di volontari che ad ogni visitatore hanno consegnato un braccialetto che consentiva di uscire dalla coda per comprare da mangiare e andare in bagno, per poi tornare al proprio posto senza aver perso posizioni.

Secondo una delle teorie più accreditate, molto utilizzata dai parchi a tema, la coda perfetta non dura più di 10 minuti. E in questo, secondo gli esperti, i funerali di Elisabetta hanno peccato, anche se non per colpa ma piuttosto perché inevitabilmente travolti da una fiumana di gente che ha invaso Londra da ogni parte del mondo. Anzi, l’organizzazione e la gestione è stata lodata da tutti, a cominciare dagli avvisi dei tempi di attesa comunicati in ogni modo, social compresi, a cui sapeva di andare incontro chi decideva di mettersi in coda.

Gli studi delle code, basati su percorsi e pianificazioni precise al centimetro, partono dai “colli di bottiglia”, che nel caso dei funerali di Elisabetta erano i controlli di sicurezza a Westminster Hall, e proseguono con il calcolo della velocità di arrivo della gente e la velocità di servizio. La prima dipende dai mezzi pubblici che portavano la folla verso i palazzi reali londinesi, la seconda – quella più gestibile – è la velocità con cui i sudditi sfilavano davanti al feretro. Per quanto difficile da fare, stabilire un tempo massimo di sosta – in questi casi – è una delle soluzioni possibili per trovare un punto d’incontro fra chi sfilava velocemente e chi invece si soffermava qualche secondo di più, tempo che moltiplicato per la gente in attesa diventavano poco dopo quarti d’ora.

Di fondamentale importanza, in caso di movimenti di massa, fornire l’assistenza e i servizi necessari, come dislocare bagni chimici (ce n’erano 500, disseminati nei parchi di Londra), e diversi punti di soccorso mobili, facilmente individuabili. Durante i funerali di Elisabetta, circa 400 persone hanno accusato malori, alcuni per le troppe ore in piedi, e di queste una ventina sono state trasportate in ospedale. In compenso nessun incidente, nessuno che abbia perso la pazienza, nessuno che abbia deciso di rinunciare all’ultimo addio alla regina.

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